(L’angolo Vintage 2.0 #8) Piccole donne – Louisa May Alcott

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Torna l’appuntamento con L’angolo Vintage 2.0, Rubrica ideata da Chiara La lettrice sulle nuvole. Chi ha avuto modo di seguirmi sa già che l’iniziativa si pone come obiettivo quello di costringerci a prendere in mano quei titoli che da tempo “immemorabile”, pur essendo presenti nelle nostre TBR, restano lì ad aspettare di essere sottratti al triste destino di vedersi preferire altre letture.

Ogni 17 del mese verrà pubblicata la recensione del titolo fortunato.

 

La scelta, come sempre, non è stata facile e anche questo mese si poneva l’esigenza di individuare un titolo che potesse centrare uno degli obiettivi della Reading Challenge a cui sto partecipando: leggere un libro il cui titolo iniziasse per P. E sbirciando nella mia libreria ho trovato quello che faceva al caso mio, Piccole donne di Louisa May Alcott.

 

IMG_20190516_102400Piccole Donne

Louisa May Alcott

Editore: Il Giornale
Copertina: morbida
Anno edizione: 2008
Pagine: 248 p.
Descrizione: Durante la guerra di secessione americana il pastore March parte volontario come cappellano. Lascia a casa la moglie, che lavora nella Società per l’Assistenza Soldati, e le sue quattro figlie. Meg, Joe, Beth ed Amy. Meg e Jo aiutano la famiglia con il loro lavoro; le minori, Beth ed Amy, vanno ancora a scuola. Meg sogna il matrimonio: Jo desidera diventare scrittrice; Beth ha la passione per la musica e suona il piano; Amy è portata per il disegno e la pittura ma coltiva anche la propria bellezza.

Recensione

Maryella B.
Correva l’anno 2008 quanto Il Giornale propose in edicola La Biblioteca dei ragazzi, una collana di trenta titoli scelti tra i classici più famosi della letteratura destinata ai giovani. Ovvio che l’occasione fosse fin troppo ghiotta e non persi tempo a contattare il mio edicolante di fiducia per non farmi scappare nessuna delle uscite settimanali di questa raccolta; ovvio, anche, che questi trenta volumi dimorino da ben undici anni nella mia libreria aspettando che qualcuno si decida a sottrarli all’oblio cui sono stati condannati: purtroppo non posso negare di avere centinaia di libri acquistati sotto la spinta di un impulso irresistibile che però non sempre si è tradotto nella possibilità che io possa leggerli in tempi brevi.
E, finalmente, grazie a una combinazione di concause, è arrivato il momento di “riesumare” quello che in ordine di uscita è il numero 18, Piccole donne di Louisa May Alcott. Mi cospargo il capo di cenere per non averlo fatto prima, ma mi consolo pensando che i libri, per fortuna, non hanno scadenza e non portano rancore: attendono pazientemente che arrivi il loro momento e con docile condiscendenza non negano al recalcitrante lettore la bellezza di lasciarsi scoprire, senza nulla negare di sé.
Il capolavoro di  Louisa May Alcott, però, non mi è del tutto nuovo, anzi, – con le dovute differenze – haRisultati immagini per piccole donne tutti abbiamo un cuore accompagnato la mia infanzia grazie alle trasposizione cinematografica del 1949, con tra le protagoniste Elizabeth Taylor, ma, soprattutto, grazie a un cartone animato – trasmesso nei primi anni ottanta – di cui non ho perso una puntata. La lettura di Piccole donne mi ha riportato proprio agli anni dell’infanzia e ogni parola mi ha trasportata in quelle atmosfere meravigliose legate a un tempo ormai irrecuperabile, ma che ha lasciato dentro di me tante cose preziose.
Penso che per molti di voi la trama di questa storia non sia assolutamente una novità: gli Stati Uniti sono devastati dalla Guerra di secessione e la vita di molte famiglie non è più la stessa,
le quattro sorelle March, insieme alla loro mamma, stanno dando il loro tributo a conflitto affrontando le innumerevoli difficoltà di una vita senza il loro padre, partito volontario come cappellano. Le cinque donne, assistite dalla presenza della loro domestica Hannah, affrontano con coraggio, anche se con qualche momento di sconforto, le vicissitudini, più o meno semplici, che ogni giorno le mettono alla prova.
Meg, Jo, Beth e Amy sono molto diverse tra loro: Meg, la maggiore, fa l’istitutrice presso una famiglia molto benestante ed è quella a cui la condizione di povertà in cui i March stanno versando pesa, forse, di più; Jo è la più irrequieta, costretta a fare da dama di compagnia per la scorbutica zia, sogna di diventare scrittrice; Beth è la più timida e la sua passione più grande è la musica; infine, Amy, la più piccola, è quella un po’ più vanesia, presa più di tutte dalla propria bellezza, ma molto portata verso il disegno e la pittura. Le ragazze vivono la loro quotidianità confrontandosi con sentimenti contrastanti, riconoscendo gli istinti più egoistici e deleteri della loro giovane natura, che più di una volta le spinge a voler trascurare i propri doveri, a voler dimenticare che c’è chi ha meno di loro o a invidiare chi ritengono più fortunato: pur essendo ancora in costruzione, le loro coscienze sottendono però una forza morale tutt’altro che fiacca, capace di contrapporsi a quegli slanci non sempre virtuosi che si agitano nel loro animo. Le giovani sorelle March cercano di migliorarsi, di non cedere agli impulsi poco onorevoli che talvolta prendono il sopravvento e l’esempio e le parole sempre sagge della loro mamma è lo sprone più forte. È una storia che non ha nulla di straordinario o eroico quella di queste quattro piccole donne: non si narrano avventure o vicende epiche, non si verificano  esperienze inusuali o strabilianti, non vengono compiute imprese audaci, ma quanta “straordinaria ordinarietà” si nasconde – o, forse, si svela – tra le pagine di questo romanzo. È in questa eccezionale rappresentazione di ciò che è normale che prende forma il carattere più profondo e commovente dell’opera di Louisa May Alcott. Perché l’eccezionalità di quanto narrato in Piccole donne si misura in termini di coinvolgimento emotivo, si concretizza nei gesti di amorevolezza compiuti, si attua nella sollecitudine del dedicarsi a chi si ama, nella sensibilità di farsi toccare dalle vite altrui e nella disposizione al sacrificio per conquistare ciò che è veramente importante.  Si anima di struggente dolcezza la vicenda che vede protagoniste le quattro sorelle March: la loro esperienza del mondo si accende del tepore rassicurante e consolatorio delle fiabe; il loro è l’eroismo dello sfidare la vita e del vincere la battaglia più complessa, quella contro noi stessi e le nostre imperfezioni.  Quando in una mattina di Natale, Meg, Jo, Beth e Amy dopo essersi lamentate del fatto che sarebbe stato un Natale poco natalizio – perché senza regali – abbandonano il proposito di autopremiarsi con un dono che ognuna comprerà per se stessa perché si accorgono di quanto siano rovinate le pantofole della loro mamma, le quattro ragazze – in una gara d’affetto – decidono di rinunciare ai progetti fatti pur di acquistare qualcosa per la loro mamma stanno compiendo un atto di nobile generosità: stanno dando un esempio edificante e di tanti – talvolta piccoli, talvolta più grandi – gesti edificanti sapranno dare molte altre testimonianze. Eccezionale è la purezza che si nasconde nei sentimenti di ognuna di queste protagoniste, sempre pronte a tornare sui loro passi, ad aprirsi agli altri e ad abbandonarsi ai valori più veri e autentici della vita.
Che meravigliosa esperienza è stata leggere del modo in cui queste ragazze organizzavano le loro giornate e i passatempi che sapevano inventarsi: le recite, il Circolo Pickwick, la posta… e che entusiasmante avventura quella di sperimentare le sfumature dei caratteri delle quattro sorelle March, ognuna incantevole nei propri pregi e difetti.
Piccole donne, dopo  centocinquanta anni dalla sua pubblicazione, mantiene intatta la validità dei propri messaggi, la freschezza di un linguaggio ancora efficace, la modernità di una rappresentazione della donna colma di dignitosa compostezza e orgoglio e lascia, tra tutte, un’eredità inestimabile che si concretizza attraverso la figura e le parole della signora March, donna lungimirante ed equilibrata, che fa da faro per le proprie figlie, restando sempre vigile, rispettosa della loro indole e attenta a fare il loro bene.

«Mamma, mediti veramente dei “progetti”, come ha detto la signora Moffat?», chiese Meg, timidamente.

«Sì, cara, ho fatto molti progetti come tutte le madri ne fanno […] Ve ne parlerò perché è giunto il momento in cui una parola può mettere a posto il tuo cuore e questa tua testina romantica su alcuni soggetti molto seri. Sei giovane, Meg, ma non troppo per non comprendermi; e le labbra materne sono le più adatte a parlare di simili cose a ragazze come voi. Jo, anche la tua volta verrà, al momento opportuno, forse, perciò ascolta i miei “progetti” e aiutami a metterli in atto, se sono buoni.» […]

«Desidero che le mie figliole siano belle, educate e buone; che vengano ammirate, amate e rispettate, che passino una gioventù felice, che si sposino bene e saggiamente e vivano un’esistenza utile e piacevole, sia pure con quei piccoli tormenti e quei dolori che Dio procura loro per metterle alla prova. Essere prescelta e amata da un bravo uomo è la più dolce avventura che possa capitare ad una donna, e spero sinceramente che le mie figliole possano fare questa bella esperienza. È naturale che io vi pensi, Meg; è giusto sperarlo ed attenderlo, come è saggio preparatisi; così che, quando giunga questo fortunato momento, voi possiate sentirvi pronte per accettare i doveri e i meriti della gioia. Mie care ragazze, sono ambiziosa nei vostri riguardi, ma non perché dobbiate fare figura nel mondo sposando uomini ricchi soltanto perché sono tali, o perché posseggono case splendide che non sono vere dimore perché l’amore ne è assente… Il denaro è necessario, prezioso e, quando viene usato bene, anche nobile, ma non voglio assolutamente che sia il solo o l’unico premio da conquistare. Preferisco sapervi mogli di uomini poveri, purché siate felici, amate, soddisfatte, anziché regine in trono, senza pace e senza rispetto»

 

Louisa May Alcott lascia un messaggio sociale che non ha perso la propria attualità, nemmeno nel terzo millennio: l’esigenza per le donne di essere indipendenti, di inseguire i propri sogni, l’importanza di comportamenti retti e onesti, il giusto atteggiamento da tenere verso il lavoro e i doveri. E l’attitudine della scrittrice di lasciar filtrare la propria ambasciata, senza consegnarci un testo dal carattere pesantemente didascalico, è una delle prerogative della sua scrittura: non riserva sermoni la Alcott, non elenca precetti, ma contestualizza attraverso le azioni dei propri protagonisti l’insegnamento che vuole trasmettere. È tutto disponibile sotto gli occhi di chi vuol vedere: si tratta di una lezione di vita impartita dall’esperienza e non dalle parole.

Queste figure femminili a cui si accosta il contributo meraviglioso dell’amico Laurie e del signor Lawrence, nonno di quest’ultimo, arricchiscono ancora di più la narrazione, donandoci il fascino incantevole di un classico senza tempo, legato a valori grandissimi quali l’amicizia e la capacità di condividere ciò che si possiede, in termini di umanità, oltre che di beni materiali. Non aggiungo altro se non che la storia di queste Piccole donne si svolge lungo un arco temporale di dodici mesi e prosegue con altri volumi che cercherò di leggere al più presto.

Vi ricordo che, come sempre, insieme a me, oltre a Chiara, hanno aderito anche altre Blogger, tutte inserite nel banner dei Blog partecipanti, per il quale ringrazio Dolci Le mie ossessioni librose-

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16 commenti Aggiungi il tuo

  1. Ludovica ha detto:

    Piccole donne è in assoluto il primo libro che abbia letto, in vita mia. Avevo dieci anni e da lì la passione non si è mai esaurita. Sai che però mi hai fatto venire voglia di leggerlo da adulta?

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    1. Maryella B. ha detto:

      Che bello! Ne sono felice

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  2. CHIARA ROPOLO ha detto:

    ho letto il libro da bambina, amandolo molto. Ne ho un ricordo felice

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  3. dolci73 ha detto:

    Piccole donne è tra i miei libri d’infanzia preferiti!

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  4. Manuela ha detto:

    Ho amato tanto questo libro, Jo è la mia preferita.

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    1. Maryella B. ha detto:

      Sì, Jo è eccezionale

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  5. Silvia Bragalini ha detto:

    Ciao! Questo per me non è un libro… è IL LIBRO, un pezzo della mia infanzia! Sono contenta che tu l’abbia potuto recuperare 🙂

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    1. Maryella B. ha detto:

      Che bello vedere quanto un libro sia rimasto nel cuore: l’averlo letto in età avanzata cambia di tanto la prospettiva, ma penso che se l’avessi letto da piccola anch’io ne custodirei l’esperienza come un tesoro. Ricordo bene le sensazioni provate quando guardavo il cartone che era molto, ma molto simile

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  6. chiccabloglibrintavola ha detto:

    mi ricordo che mia zia mi aveva prestato questo libro che custodiva gelosamente, dopo averlo letto ho costretto mia madre a comprarmi i seguito. i miei non hanno mai navigato nell’oro e quindi non erano soldi che spendevano facilmente questi, ma alla fine la convinsi perchè avevo amato tantissimo le sorelle march e volevo sapere tutto di loro.

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    1. Maryella B. ha detto:

      Che bel ricordo ❤

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  7. MARA MARINUCCI ha detto:

    È uno dei miei romanzi preferiti da sempre. Adoro le sorelle March 😍

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    1. Maryella B. ha detto:

      Bellissimo!

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  8. Sorairo ha detto:

    Le vicende di Piccole Donne non mi sono ignote, ammiro l’autrice che, se ben ricordo, ha lottato per la propria indipendenza. Purtroppo una scrittrice me ne ha guastato il gusto e devo vincere l’antipatia che mi ha regalato per l’opera. Però da quanto dici è un libro che regala molto.

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    1. Maryella B. ha detto:

      Mi dispiace per le tue remore, comunque l’idea giusta puoi fartela solo leggendo direttamente il libro

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