(Purché sia di serie #7) Il tempo della vendetta – Yrsa Sigurdardóttir

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Rieccoci al settimo appuntamento con un’idea nata dalla fervida mente di Chiara La lettrice sulle nuvole: Purché sia di serie! è la Rubrica indirizzata a tutte noi lettrici, o anche lettori, che iniziamo delle serie e poi, sia per mancanza di tempo che perché presi da altre novità librarie che non fanno altro che distrarci, non riusciamo a ultimarle. Purché sia di serie! è la soluzione ai nostri problemi: la rubrica ci pone l’obiettivo mensile di leggere un libro appartenente a una saga già iniziata precedentemente ( quindi non prevede la lettura del primo episodio) e poi di recensirlo sul blog senza porre le solite limitazioni degli spoiler che oltre che ben accetti sono, in questo caso, quasi d’obbligo. Se volete unirvi a noi non potrà che farci piacere: raggiungeteci nel Gruppo Facebook dedicato all’iniziativa.

Questo mese ho deciso di continuare la lettura della serie Children’s House di cui, di recente, è stato pubblicato il secondo episodio.  Il tempo della vendetta – questo il titolo – si adatta, peraltro, a centrare uno degli obiettivi della Reading Challenge a cui sto partecipando, perché su Amazon ha una valutazione inferiore alle tre stelle.

 Qui – se volete – potete leggere la recensione di Il cacciatore di orfani, il libro di apertura di questa saga thriller.

 

 

Il tempo della vendetta - Yrsa Sigurdardóttir - copertinaIl tempo della vendetta

Yrsa Sigurdardóttir

Traduttore: S. Massaron
Editore: Mondadori
Genere: Romanzo contemporaneo
Sottogenere: Thriller; Suspense
Serie: Children’s House #2

In commercio dal: 5 febbraio 2019

Pagine: 321 p.

Descrizione: Dodici anni dopo l’omicidio di una bambina nel parco giochi di una scuola media di Reykjavík, viene dissotterrata una capsula del tempo, una scatola che contiene lettere scritte dieci anni prima da un gruppo di alunni, ai quali era stato chiesto di immaginare come sarebbe stata l’Islanda nel 2016. Ma tra i messaggi ce n’è uno anonimo che riporta le iniziali di sei persone, sei future vittime di omicidio. Il caso viene assegnato al detective Huldar, che assieme alla collega psicologa Freyja cerca di ricostruire il profilo dell’autore di quelle minacce. Proprio quando l’inchiesta sembra confermare che l’elenco è solo frutto della fervida e innocua immaginazione di un ragazzo, la polizia trova due mani mozzate senza che ci sia la traccia del corpo a cui appartengono. Le indagini conducono all’identificazione della vittima, ma non prima che altre persone, le cui iniziali coincidono con quelle del misterioso messaggio, vengano assassinate. A questo punto, per il detective Huldar e la collega il tempo diventa un fattore determinante: ogni giorno che passa una nuova vittima potrebbe venire associata alle sue iniziali…

Con Il tempo della vendetta la regina indiscussa del thriller islandese, Yrsa Sigurardóttir, ci regala un nuovo raggelante caso per l’impareggiabile coppia di investigatori sempre ai ferri corti tra di loro.

 

 

Recensione

Maryella B.

Il cacciatore di orfani  all’avvio in modo magistrale a una nuova e coinvolgente saga (Qui recensione) e segna l’esordio di una riuscita coppia investigativa, le cui vicende personali troveranno uno spazio significativo all’interno della trama suspense: l’autrice lascerà molto di inevaso nelle dinamiche che li coinvolgono e la loro presenza farà  da fil rouge tra i libri di cui saranno protagonisti. Infatti il  primo episodio della  Children’s House series non manca di portare a termine con successo il compito di assicurare il killer alla giustizia – svelandone identità e movente – ma lascia aperti tutti quei nodi e grovigli emotivi che hanno amplificato la tensione narrativa spingendola oltre i confini del thriller. Hanno ancora molto da dire i personaggi della Sigurðardóttir: sentimenti da esplorare, rapporti da concretizzare, scelte avventate a cui rimediare. (cit.)

Il tempo della vendetta è il naturale prosieguo della storia personale di Huldar e Freyja, ma apre una finestra del tutto inedita per quanto riguarda la componente crime.

Entrambi i protagonisti  si trovano nella difficoltà di dover elaborare la retrocessione lavorativa subita a causa della controversa gestione della precedente indagine. Huldar, in realtà, ha accettato senza troppi traumi il proprio destino, riuscendo a vedere il bicchiere mezzo pieno e ritenendosi fortunato per essere riuscito a non perdere il lavoro: non ha mai amato molto essere il capo e ancor meno apprezzato tutta la serie di “fardelli burocratici” legati a quel ruolo.  Tuttavia qualcosa turba il suo stato d’animo…

… a dargli veramente fastidio era il modo in cui i suoi ex sottoposti lo trattavano, come se il suo ruzzolone dalla scala gerarchica fosse una malattia contagiosa.

e a ciò si aggiunge il dispiacere di aver coinvolto nella propria rovina anche Freyja che lo ha affiancato nell’incarico di investigare sull’omicidio particolarmente efferato di una donna: purtroppo l’Agenzia per la protezione dell’infanzia, aveva ritenuto inaccettabile che la direttrice della Casa dei bambini avesse potuto sparare a un uomo sul posto di lavoro e così l’aveva retrocessa alla posizione di psicologa infantile. La reazione al demansionamento per quest’ultima era stata tutt’altro che serena: Freyja la pensava in modo diverso. Nelle rare occasioni in cui, dopo quei tragici eventi, le loro strade si erano incrociate, lei lo aveva a malapena degnato di uno sguardo. Ribolliva di rabbia, e non c’era alcun dubbio che fosse tutta indirizzata verso di lui.

Nonostante il rapporto tra i due fosse partito non proprio bene, Huldar aveva conservato la speranza che quella notte in cui erano stati amanti potesse portare a qualcosa di più: le cose, però, erano andate di male in peggio, ma il poliziotto non era tipo da rassegnarsi facilmente e, magari, per loro si potrebbe presentare una nuova possibilità di ricominciare col piede giusto. E in questa possibilità il detective inciampa quasi per caso, quando al commissariato di Polizia arrivano le lettere – ritrovate in una capsula del tempo – scritte dieci anni prima da un gruppo si alunni. Tra queste una attira l’attenzione dell’agente – anche se è più per scrupolo, che perché si pensi a un caso d’indagine concreto, che si decide di approfondire la questione.

Nel 2016 le seguenti persone moriranno: K, S, BT, JJ, AV e I. Nessuno sentirà la loro mancanza. Io meno di tutti. Non vedo l’ora.

Individuato l’autore, Huldar chiede a Freyja di esprimere un parere professionale e tracciare un profilo del giovane. Il tutto sembra risolversi in una bolla di sapone, ma il rinvenimento di due mani mozzate, a cui seguirà l’omicidio dell’uomo proprietario del giardino in cui è avvenuto il macabro ritrovamento mischia le carte in tavola: la vittima è  Benedikt Toft e le sue iniziali sono presenti nella lettera scritta da Thröstur, alunno di prima B. A quel punto l’intuito del detective non riesce a non pensare che il mistero da risolvere sia molto più complesso di quanto si fosse ipotizzato inizialmente, soprattutto quando viene a galla che attorno all’autore del biglietto si concentrano una serie di coincidenze, prima tra tutte il fatto di essere figlio di uno spietato pedofilo  – Jón Jónsson, JJ – che dodici anni prima ha violentato e ucciso una bambina. Come una sorta di effetto domino inizia tutta una serie di omicidi che rendono sempre più concreta la pista di un killer seriale, di cui diviene, però, estremamente complicato individuare identità e movente.

Yrsa Sigurardóttir non rende semplice il lavoro dei suoi protagonisti – ancora una volta distratti dai propri problemi – e sa bene come rendere torbide le acque: si muove su più piani narrativi, lascia intuire che il passato possa essere custode della verità e propone una complessa gamma di sottotrame – e innumerevoli personaggi – che contribuiranno a fornire quei tasselli essenziali per ricostruire tutta la vicenda. Con una prosa sempre consapevole ed efficace, l’autrice riesce a gestire ottimamente la suspense, anche se questa prova risulta un po’ meno brillante di quella de’ Il cacciatore di orfani: trascura di puntare l’attenzione sull’aspetto propriamente thriller della storia, rendendo più blanda la tensione e meno marcato quel ritmo adrenalinico che dovrebbe essere prioritaria esigenza del genere. Ciò non toglie che la Regina del Crime islandese sa come esercitare il mestiere e ci consegna un plot articolato e credibile che non manca di puntare il focus sul mondo emotivo e relazionale dei suoi personaggi e, attraverso, l’impianto giallo si addentra all’interno di quegli aspetti più controversi della società. Pedofilia, corruzione morale e connivenze, la scriteriata gestione della sorte dei minori portata avanti dagli organi competenti: Il tempo della vendetta ci pone di fronte a tutta una serie di responsabilità collettive che tolgono il velo all’ipocrisia, all’indifferenza, agli egoismi che segnano l’animo di una società che disattende uno dei doveri fondamentali, l’attenzione verso i più deboli.

La mia valutazione si assesta in prossimità delle quattro stelle e la mia curiosità è ancora una volta stimolata da un epilogo che lascia irrisolta la questione Huldar-Freyja: quei brevi passi avanti che ne stavano segnando il riavvicinamento crollano come il più fragile dei castelli di carta. A causa dei comportamenti avventati del detective la seconda possibilità in cui quest’ultimo aveva confidato viene platealmente sprecata. Purtroppo per scoprire come si evolverà il loro rapporto non resta che attendere il proseguimento della serie, di cui sono già stati pubblicati, in lingua originale – Santo Goodreads! – altri tre libri. Speriamo che Mondadori non ci lascerà aspettare troppo per leggere il terzo volume.

Come sempre, ringrazio Dolci Le mie ossessioni librose per il banner della Rubrica e vi invito ad andare a scoprire come se la sono cavata le mie compagne d’avventura.

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11 commenti Aggiungi il tuo

  1. dolci73 ha detto:

    La copertina mi piace un sacco e anche la storia. Non conoscevo questo autore ma lo segno perché amo il genere!

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    1. Maryella B. ha detto:

      Penso potrebbe piacerti!

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  2. chiccabloglibrintavola ha detto:

    che libro accattivante, che storia tanto nelle mie corde. wow mariella tu scovi molti titoli per me sconosciuti ma molto interessanti

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  3. Ludovica ha detto:

    Se dovessi basarmi sulle tue recensioni dovrei acquistarlo immediatamente,ma non è molto nelle mie corde!

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    1. Maryella B. ha detto:

      Grazie sempre per la stima, ma ti capisco, in alcuni momenti è bello restare nella prpria comfort zone

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  4. Niente di Personale Blog ha detto:

    È un thriller e già ci piace ma ho così tante serie da finire che iniziarne di nuove è un trauma!

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    1. Maryella B. ha detto:

      Impossibile darti torto 😉

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  5. Sorairo ha detto:

    Oh, la Sigurdardottir, wow! Avevo letto un suo libro anni fa e mi ha tenuta incollata alle pagine ed alle coperte per l’ansia che avevo? XD

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  6. CHIARA ROPOLO ha detto:

    mi piacciono i thriller nordici, questa serie non la conoscevo ma mi hai incuriosita

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  7. elladilibrielibrai ha detto:

    Non conoscevo la serie, ma mi piacerebbe leggerla molto,

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