(Tu leggi? Io scelgo! #5) Tutta la vita che vuoi – Enrico Galiano

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A Novembre vi ho lasciati anticipandovi che avrei nuovamente aderito alla Rubrica Tu leggi? Io scelgo! che nasce da un’idea di Rosaria del Blog Niente di personale e di Chiara La lettrice sulle nuvole.

L’iniziativa ha cadenza mensile e consiste nel leggere un libro recensito da un altro blog partecipante: a Novembre la sorte ha deciso che scegliessi tra le letture del Blog Esmeralda Viaggi e Libri  di Sonia Donelli. Anche questa volta non è stato complicato individuare un libro che destasse il mio interesse e già nell’appuntamento dello scorso mese vi ho salutati menzionandone il titolo : Tutta la vita che vuoi di Enrico Galiano. (Qui) potete trovare la recensione che mi ha convinto.

Vi lascio anche il calendario del mese di Dicembre e ringrazio Francesca Verde che ogni mese si occupa di fornire il banner aggiornato della Rubrica.

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Tutta la vita che vuoi - Enrico Galiano - copertinaTutta la vita che vuoi

Enrico Galiano

Editore: Garzanti Libri
Genere: Romanzo contemporaneo
Età di lettura: Young Adult
In commercio dal: 19 aprile 2018
Pagine: 416 p.

Descrizione: Ci sono attimi che contengono la forza di una vita intera. Ci sono attimi così pieni da sembrare infiniti. È un susseguirsi di quei momenti che Filippo vive il giorno in cui per la prima volta riesce a rispondere al professore di chimica che lo umilia da sempre. Appena fuggito da scuola vuole solamente raggiungere Giorgio, il suo migliore amico, che davanti alla chiesa si sta domandando perché non sia ancora riuscito a piangere al funerale di suo fratello. In una macchina che non potrebbero guidare senza patente, sono solo due adolescenti. Ma sono in lotta contro il mondo da cui non vogliono più essere sopraffatti. Mentre sono fermi in un parcheggio, arriva verso di loro una ragazza che corre a perdifiato. È Clo che ha appena rubato un telefonino, perché quello è il suo modo di spezzare la pioggia che sente dentro. Basta uno scambio di sguardi e i tre si capiscono, si riconoscono, si scelgono. Non servono tante parole. La voglia di vivere che portano dentro è palpabile. La voglia di cambiare è impressa nei loro volti. E allora è quello il momento giusto per fare tutto ciò che non hanno mai avuto il coraggio di fare. E Clo sa come aiutarli. Basta scrivere su un biglietto cosa potrebbe renderli felici. Così il buio intorno è un po’ meno scuro e lascia filtrare piccoli spicchi di luce. Lei ha lo zaino pieno di motivi per cui essere grati alla vita, come le nuvole quando sembrano panna o l’odore della carta di un libro nuovo. Ora spetta a Giorgio e Filippo trovare il loro motivo speciale per cominciare a vivere senza forse, senza dubbi, senza incertezze. Ma non sempre chi ci è accanto è sincero del tutto. Clo non riesce a condividere con loro la sua più grande speranza per il futuro. Perché a volte si è troppo giovani per capire che esiste qualcuno pronto ad ascoltare. Perché a volte ci sono segreti che non si è pronti a rivelare. Per farlo si deve ammettere che non bisogna temere l’arrivo della felicità per toccarla davvero.

L’esordio di Enrico Galiano, Eppure cadiamo felici, è stato il libro rivelazione del 2017. Dopo aver sbaragliato le classifiche per settimane, presto diventerà un film. Il plauso della stampa e dei lettori è stato unanime. E l’autore continua ad essere un insegnante “celebrità” sulla rete. Un nuovo romanzo in cui i tre protagonisti adolescenti parlano di loro stessi, delle loro paure, delle loro speranze. E imparano che per vivere senza rimpianti bisogna mettersi in gioco, rischiare. Ma farlo con degli amici accanto rende tutto più semplice.

Recensione

Maryella B.
Recentemente le mie sono state letture non del tutto appaganti: a parte qualche rara isola felice la maggioranza dei titoli affrontati non ha saputo soddisfare le mie esigenze, lasciandomi, in più di un momento, un pesante senso di frustrazione. Ho avvertito il retrogusto  pungente di un malcontento legato alla percezione di impianti narrativi promettenti, ma, a un certo punto, incapaci di portare a termine quanto preannunciato: deliziata all’inizio; avviluppata nelle loro spire pastose; sedotta e poi abbandonata. Queste le impressioni che mi hanno perseguitato.
Sono stata irretita dalle loro lusinghe. Ho ceduto al tepore del loro abbraccio credendo che le sollecitazioni cui il mio immaginario emozionale era tanto sensibile potessero condurmi in luoghi suggestivi e felici. Non cercavo certo quella felicità data da una storia necessariamente serena né cercavo esperienze note o già vissute:  la felicità cui ambivo doveva venire dall’imprescindibile sintesi di un incontro che portasse con sé emozioni legate alla possibilità di sperimentare la completezza di quanto si agita nell’animo umano. Era il piacere voluttuoso di essere accarezzati – ma anche percossi – da una tragica passionalità, da una commozione struggente, da sentimenti autentici che, se dovessero abbandonare la dimensione della carta, riuscirebbero comunque ad apparire REALI. CREDIBILI e COERENTI.
Purtroppo anche la lettura di Tutta la vita che vuoi non si è sottratta a questo destino: di nuovo, arrivata all’ultima pagina, mi scoprivo affamata. Quasi avida. Durante il percorso qualcosa è andato in frantumi e delle percettibili crepe hanno iniziato a corrompere un’esperienza, sulle prime, apparsa come totalizzante. Come non sentirsi conquistare dall’immediata verità  resa tangibile dagli inequivocabili travagli che affliggono un’età che tutti noi abbiamo vissuto? Come non avvertire anche nel proprio cuore le riconoscibili emozioni del tormento, dell’inadeguatezza, della solitudine, dell’incomprensione, del trovarsi estranei e alienati anche – o forse soprattutto – in quelle “culle sociali” come la famiglia? In che modo era possibile sottrarsi al richiamo  di tre anime angosciate, affannate dalla ricerca di un’identità difficile da trovare, svuotate dal bisogno di essere amate, accettate, non messe a confronto con nessuno? Come rimanere indifferenti di fronte all’urgenza di essere accolti nella propria unicità, essendo primi – non primi staccando gli altri – ma primi a pari merito con qualunque altra persona, perché ogni figlio, ogni individuo ha delle unicità speciali e preziose?
E il disorientamento di non saper afferrare la propria dimensione, di non saperla condividere con gli altri o vedere che gli altri sono ciechi di fronte a te, fermandosi in superficie, o addirittura non riconoscendo, nel tuo, il loro stesso disagio, rende fragili, esposti e facilmente espugnabili  poiché le difese possono andare in frantumi al primo, leggero, soffio di vento. Sbagliare, commettere errori, diventa un rischio, ma, talvolta, anche un’opportunità per rialzarsi, per sperimentare le proprie risorse, per ritrovare quell’identità che si compie sia in solitudine che all’interno dei rapporti relazionali. Nel confronto con chi è simile, ma anche con chi è diverso da sé, si trova la propria strada e un adolescente non smette mai di correre, appesantito da un fardello che gli fa perdere di vista i veri motivi per cui vale la pena vivere.
Il libro di Enrico Galiano scompone e riassembla ognuna di queste prerogative, restituendo una rappresentazione iniziale perfetta, in cui è semplice affondare le mani nel gorgo delle speranze e delle paure legate a una vita che non risparmia i propri colpi:  il ritratto psicologico dei protagonisti gronda sangue e carne, non è filtrato, risulta eloquente e persuasivo sia per quello che riguarda il microcosmo caratteriale dei personaggi che per quanto riguarda i dialoghi, perfettamente conformi al copione messo in scena. Poi, però, qualcosa si è rotto e ho iniziato a percepire delle forzature  sia a livello di trama, sia nelle modalità in cui sono stati affrontati temi controversi e delicati – quali l’omosessualità, per esempio o la materia del perdono -, sia nelle reazioni degli attori che iniziano ad agire in modo meno adeguato, apparendo meno CREDIBILI e COERENTI.
Il solco tracciato veniva quasi archiviato e il demone dello stereotipo, della ricerca di un eccesso esagerato mette a dura prova la volontà del lettore, che pur provando a non tradire quel patto tacito tra lui e lo scrittore – detto sospensione dell’incredulità – non può rinunciare agli imperativi dettami del realismo e della logica: è necessario che una costruzione letteraria poggi su basi solide che sappiano infondere verosimiglianza e lineare aderenza a quanto plasmato. Purtroppo, durante la lettura, mentre le rocambolesche avventure di Filippo Maria, Giorgio e Clo diventavano sempre più esasperate non riuscivo a tacitare  il suono dei campanelli d’allarme innescati dalle mie strutture critiche: questo rovinava anche la malìa dei messaggi importanti che certamente il libro cercava di veicolare e attentava a quel legame empatico che avevo avvertito per quei tre ragazzi. Fatto è che un contenuto deve filtrare da una forma e da meccanismi che non ne vanifichino l’efficacia e la potenza comunicativa e se anche non posso non riconoscere che le intenzioni non mancavano la via scelta non è riuscita a superare le mie perplessità.
Ancora una volta so di essere una voce fuori dal coro, ma non mi sento di attribuire più di tre stelle – peraltro con riserva –  a quest’incontro.
Vi lascio con un po’ di malinconia e rinnovo l’appuntamento al 31 Gennaio quando vi parlerò del libro di Adelia Marino, Il mio segreto più dolce.
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24 commenti Aggiungi il tuo

  1. Mariella io come te non ho apprezzato il libro, non ho amato i personaggi ne la storia in se. Ne sono stata dispiaciuta soprattutto dopo un libro di esordio che ho amato tantissimo. Però succede. Ma si passa avanti.

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    1. Maryella B. ha detto:

      Sì, passiamo avanti senza dubbio 😉
      Comunque noto che spesso siamo in sintonia sui giudizi 🙂

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  2. luisa zambrotta ha detto:

    Ti ringrazio per la recensione sincera: non penso che lo leggerò

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  3. MARA MARINUCCI ha detto:

    che bella recensione! mi manca questo libro!

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  4. amoruso filomena ha detto:

    Era nella mia wishlist da un po’, indecisa perché più volte ho percepito pareri contrastanti, credo che questo romanzo resterà nella wishlist ancora un po’ di tempo

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    1. Maryella B. ha detto:

      Magari lo riserverai per qualche altro momento se dovesse incuriosirti più di quanto ha fatto ora

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  5. Ho letto il suo primo romanzo e l’ho adorato. Ma su questo ho letto pareri non proprio positivi…

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    1. Maryella B. ha detto:

      Non so che consigliarti: l’unica sarebbe leggerlo oppure affidarsi all’opinione di un lettore con cui si sa di avere delle affinità. I gusti sono talmente diversi che i pareri sullo stesso libro passa da un opposto all’altro

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  6. Sonia Donelli ha detto:

    è un libro molto particolare e mi è piaciuta davvero la tua recensione

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    1. Maryella B. ha detto:

      Grazie mille per i complimenti

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  7. CHIARA ROPOLO ha detto:

    oh Mariella che sfortuna che hai ultimamente! Io questo libro l’ho adorato ma capisco le tue critiche, ne ho lette di simili. Spero che la prossima lettura ti soddisfi di più

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    1. Maryella B. ha detto:

      Non ne becco una! ahahahahah

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  8. dolci73 ha detto:

    Io sono tra quelle che hanno amato questo libro. Tutti e due i libri di Galiano mi sono piaciuti.

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    1. Maryella B. ha detto:

      In effetti ho letto diversi commenti molto positivi

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  9. Ho letto più recensioni con la tua stessa opinione!

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    1. Maryella B. ha detto:

      Io ne avevo lette alcune molto positive, ora sto scoprendo che molti lettori mi fanno compagnia

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  10. Ho in tbr (da un bel pò) l’altro libro di Galiano, ovvero “Eppure cadiamo felici” che spero di recuperare prima possibile.

    Per quanto riguarda invece “Tutta la vita che vuoi” ho letto un sacco di pareri discordanti, passando da chi lo ha amato a tal punto di proclamarlo il migliore dell’anno, a chi invece lo ha descritto come una “delusione” letteraria e, sinceramente sono un pò dubbiosa se dargli una possibilità o meno.

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    1. Maryella B. ha detto:

      Potrai scoprirlo solo leggendo… non esistono grandi certezze riguardo alle opinioni sui libri: i gusti e la sensibilità dei lettori è talmente varia che nei giudizi si passa da un eccesso all’altro senza problemi

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  11. stefania - libri e altri disastri ha detto:

    non mi ispira molto. per ora direi che passo oltre

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    1. Maryella B. ha detto:

      Pensavo di essere una delle poche a non averlo apprezzato ma ho visto che ha subito critiche simili anche da altri lettori: non tutte le ciambelle riescono col buco

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  12. Stefi ha detto:

    A me è piaciuto perché ho provato a leggerlo con occhi da adolescente.

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    1. Maryella B. ha detto:

      Devo dire che anch’io ero molto ben disposta e sono entrata presto in empatia coi ragazzi, poi tutto è crollato 😦

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