Dammi tutto il tuo male, Matteo Ferrario

Titolo: Dammi tutto il tuo male

Autore: Matteo Ferrario

Edito da: HarperCollins

Genere: Romanzo contemporaneo

Sottogenere: noir

Formato: Cartaceo/ Ebook

Pagine: lunghezza stampa 217

Voto: ♥♥♥♥ (4/5)

Descrizione: Fin dove sei capace di arrivare per proteggere chi ami? C’è un momento all’imbrunire in cui tutti i rumori della giornata si attutiscono e cala un silenzio perfetto. È il momento in cui sul prato scende l’oscurità e si accendono le mille luci delle lucciole. Come ogni sera, Viola, una bambina di quasi sei anni, attende quel momento abbracciata a suo padre Andrea sotto la veranda della loro casa. Aspetta le lucciole, ma non solo. Aspetta il ritorno della persona più importante della sua vita: sua madre Barbara. Aspetta invano, ma questo solo Andrea lo sa. Andrea ha quarant’anni ed è un uomo normale, con una vita normale. Fa il bibliotecario e, da quando la sua compagna Barbara non c’è più, cresce da solo sua figlia, come un adulto responsabile può e deve fare.
Ma Andrea non è soltanto un uomo normale e un padre premuroso. È anche un assassino.  Barbara e Andrea si erano conosciuti a un esclusivo party milanese e da quel momento erano diventati inseparabili. Barbara, una tatuatrice dalla bellezza androgina, dura e sfuggente, si era illusa di trovare in lui l’unica persona al mondo che potesse salvarla. Ma salvarla da cosa? E perché la donna è sparita poco dopo la nascita di Viola? Andrea è l’unico a conoscere la verità. Una verità oscura e inconfessabile, nascosta in una fitta boscaglia di silenzio, omertà e dolore.  Andrea ha ucciso, ma non è pentito. Perché si può uccidere per odio. Ma, a volte, si può anche uccidere per amore.
Questa è una storia che parla del nostro lato buio. È la storia struggente di un padre, di una figlia e di un amore che porta alle estreme conseguenze. È una storia che scuote le coscienze, e non in senso figurato. Dammi tutto il tuo male è un romanzo sulle nostre paure più inconfessabili. Sulla labilità del confine tra il bene e il male. E la voce di Matteo Ferrario, chirurgica e affilata, ha la forza di metterci di fronte all’evidenza che tutti noi siamo capaci di superarlo.

L’autore

Matteo Ferrario è nato nel 1975. Architetto, giornalista e traduttore, a partire dai primi anni Duemila ha pubblicato racconti su riviste letterarie e nelle antologie Via dei matti numero zero (Terre di Mezzo, 2002), Racconti diversi (Stampa Alternativa, 2004), Q’anto ti amo (Damster, 2014) e Biblioteca vivente. Narrazioni fuori e dentro il carcere (Altreconomia edizioni, 2016). È autore dei romanzi: Buia (2014) e Il mostro dell’hinterland (2015), usciti entrambi per Fernandel editore e Dammi tutto il tuo male (Harper Collins Italia, 2017)



Recensione

FarfallaPurpurea

La musica adesso andava a un volume più alto. Vecchi pezzi blues e hard rock, niente di spiacevole ma per la conversazione non era certo un vantaggio. Approfittai di qualche minuto di silenzio per tornare sull’argomento che mi premeva.  «Quindi?» le dissi. «Cos’hai capito di me? Prima, quando mi hai fatto l’esame ai raggi x guardandomi negli occhi.» Barbara prese un altro sorso della sua birra, sembrò pesare con attenzione le parole. «Non prenderla come un’offesa» disse, dopo essersi leccata via la schiuma dal labbro superiore. «Ci pensavo già la settimana scorsa, alla festa, appena ti ho visto: tu mi sembri uno che non è se stesso. Cioè, non so, uno che si sta adattando alla vita che gli è toccata, invece di cercarsi la sua.»

Romanzo dalle tinte fosche e scabrose, Dammi tutto il tuo male ricalca con scrupolosa accuratezza tutte le caratteristiche del noir. Chi ha familiarità col genere sa che immergendosi in questo tipo di lettura inizierà un viaggio controverso che lo porterà nei grovigli più oscuri e inquietanti dell’animo umano: nessuna virtù, né certezza consolatoria né giustizia, ma solo verità destabilizzanti e spigolose. È un guardare senza filtri gli  aspetti guasti e corrotti della società e degli uomini che la compongono, una pesante rinuncia a quella speranza rassicurante di cui ognuno di noi sente l’essenziale necessità. E Matteo Ferrario non si sottrae ai doveri a cui il noir lo chiama: tesse una trama realista – dal marcato impianto sociologico – il cui filo conduttore non è l’individuazione del colpevole, non è l’indagine investigativa, quanto la volontà di entrare all’interno di dinamiche relazionali distorte, ossessive, e di reazioni  aberranti che non vengono passate al setaccio di una coscienza morale salda e rigorosa. La storia di Andrea e Barbara è la cronaca  di una equivoca concezione del bene e del male che ci pone di fronte  alla sconcertante scoperta che tutto è relativo  e che in determinate circostanze è impossibile  assolutizzare entrambe le categorie; una storia che si spinge all’interno di quella sintesi che Donato Carrisi  definisce l’ipotesi del male.

«… Il bene e il male a volte sono il risultato di una convenzione ma, soprattutto, non esistono in forma assoluta. L’Ipotesi del male, infatti, recita: ’Il bene di alcuni coincide sempre con il male di altri, ma è valido anche il contrario’.»
«È un po’ come affermare che facendo del male si può anche fare del bene, e che per fare del bene a volte è necessario fare del male.» (L’ipotesi del male, Donato Carrisi)

Un male che si è adattato a rimanere silente. Sopito, mentre la vita scorre, ma che resta in attesa di prendere il sopravvento; nutrito dalla fragilità, dal disorientamento, generato dalle esperienze vissute, dalla paura di perdere quanto conquistato, e commesso come una forma di giustizia riparatoria, giunta in modo tardivo per tappare le falle di quella ufficiale.  Non è a una valutazione morale che vuole condurci un noir, altrimenti sarebbe facile condannare le azioni e i pensieri che il protagonista condivide con noi; qualcosa di più sottile attraversa le sue pagine: una lettura priva di pregiudizio – dettagliata e intima –  di ciò che in una personalità corrotta può accadere se si percepisce un pericolo che ne minacci l’esistenza e gli equilibri. Dammi tutto il tuo male è un’indagine che irrita, disturba, mette a disagio mentre ci spinge a riflettere, a fare domande, a confrontarci con qualcosa di inaccettabile ma quanto mai reale e che in un riverbero assillante ripropone l’interrogativo con cui si apre la sinossi. Fin dove sei capace di arrivare per proteggere chi ami? Ed è anche alla ricerca di questa risposta che l’autore, attraverso i due piani temporali su cui si svolge il plot narrativo, ci coinvolge nella sua analisi portandoci alla scoperta di verità insospettate: presente e passato si dispiegano paralleli ma intrinsecamente legati mentre il mondo interiore di Andrea e Barbara si fa sempre più chiaro.

Oggi posso affermarlo con un diverso grado di consapevolezza, e provo addirittura pena per il me stesso di allora all’idea di quanto mi fosse ancora sconosciuta Barbara. A un livello istintivo, sganciato da ogni logica e dalla necessità stessa di conoscerla, mi ero già convinto che avesse bisogno di me. Può darsi che in fondo avessi sempre desiderato di incontrare una donna reticente, complessa, pronta a sfuggirmi da un momento all’altro ma abbastanza vulnerabile da lasciarsi riprendere, e che in quei primi tempi mi stessi solo sforzando di intravedere tutto questo in Barbara. Restava comunque l’impressione che niente fosse in grado di liberarla da una sorta di insoddisfazione naturale. Era questo ad attrarmi ancora di più: la certezza che, se tra noi fosse andata avanti, avrei dovuto dar fondo a ogni mia risorsa fisica, mentale e spirituale, nel tentativo di offrirle ciò di cui aveva bisogno per essere felice, e che con tutta probabilità non sarebbe bastato

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