Credimi, sto mentendo – Mary Elizabeth Summer

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Credimi, sto mentendo - Mary Elizabeth Summer - copertinaCredimi, sto mentendo

Mary Elizabeth Summer

Traduttore: D. Di Falco
Editore: Newton Compton
Pagine: 285 p.

Descrizione: Julep Dupree dice un sacco di bugie e conosce bene l’arte del raggiro. Suo padre, anche lui un esperto truffatore, l’ha mandata all’esclusivo St. Agatha High, a Chicago, proprio per farla socializzare con i figli dell’alta società. E Julep non perde tempo: riesce perfino a guadagnare un po’ di soldi organizzando piccole truffe per far ottenere ai suoi compagni di classe il massimo dei voti. Il suo obiettivo è riuscire ad arrivare fino alla prestigiosa università di Yale. Ma quando un giorno ritorna a casa, ad attenderla c’è una brutta sorpresa: l’appartamento è stato svaligiato e suo padre è scomparso. Con l’aiuto del ragazzo più ambito della scuola, Tyler Richland, e del suo migliore amico Sam, Julep cercherà di seguire le tracce che l’uomo ha lasciato dietro di sé, ma non sarà facile tra criminali che le danno la caccia, torbidi segreti di famiglia e il sospetto di essere data in adozione. Ora per lei non c’è più tempo da perdere, è finalmente giunto il momento di mettere in pratica tutti i trucchi che il padre le ha insegnato.

 

Recensione

Maryella B.

Non posso dire di avere molta esperienza personale in fatto di coscienza. Non sono nata con il grillo parlante sulla spalla. Ma la gente che crede nella coscienza sembra pensare che abbia qualcosa a che fare con la compassione. E potrebbe, suppongo, se inclini la testa e la guardi un po’ di sbieco, con la luce giusta.
La verità è che la coscienza esiste perché ognuno di noi ha nel proprio passato qualcosa di cui non va fiero.
Credetemi, e non sto mentendo, quando vi dico che l’osannato libro d’esordio di Mary Elizabeth Summer tutto è tranne che un THRILLER: la storia, che dà inizio a una nuova trilogia, è senza dubbio uno Young Adult con marcate sfumature mistery e suspense, ma manca del tutto di ognuna delle specifiche prerogative del genere a cui la dicitura di copertina vorrebbe ricondurlo.
Non nascondo che per circa metà della lettura non ho fatto altro che chiedermi dove si nascondesse questa benedetta componente thriller, per, poi, finalmente, capire e, dunque, accantonare ogni speranza: le mie aspettative erano andate nella direzione sbagliata e dovevo rimodulare il mio approccio alla storia. Fatto sta, però, che l’esperienza non è comunque migliorata. Già dalle prime pagine avevo iniziato ad avvertire pesanti perplessità: la protagonista e le premesse della vicenda mi apparivano molto improbabili, ma era ancora troppo presto per fare un bilancio della situazione. Tuttavia le cose non sono andate meglio in seguito, quando, invece, ho maturato una consapevolezza incontrovertibile: l’autrice stava chiedendo alle mie capacità critiche uno sforzo per il quale ero inadeguata. Ripetutamente veniva messa alla prova la mia disposizione a sospendere i dubbi che si presentavano di fronte alle notevoli incongruenze rilevate all’interno di tutto l’impianto narrativo: la vicenda risultava poco credibile, priva di sostegno logico e di una coerenza riconducibile sia all’età dei protagonisti sia alle situazioni in cui restavano coinvolti. Non parlassimo di adolescenti, forse, avrei potuto calarmi meglio nella lettura, ma, con tali premesse e con una tale gestione della trama, non potevo certo ignorare l’evidente errore commesso dalla Summer nello strutturare la storia. Che una sedicenne possa essere un tale genio della truffa, che sia in grado – coadiuvata da altri coetanei – di gabbare addirittura boss della mafia, che possa farsi beffe delle istituzioni e concertare strategie che fanno un baffo persino all’FBI è davvero troppo! O quanto meno, è troppo per me! Esiste, mi sono resa più volte conto, un fattore primario che, quando leggo, guida il mio giudizio: l’esigenza imprescindibile di rilevare che quanto viene raccontato rientri all’interno di canoni precisi e in base ai quali, se dovessimo traslare nella vita vera copione e interpreti questi reggerebbero il confronto con la realtà. Ebbene, la prova non veniva superata: troppe le forzature in termini di trama e di caratterizzazione dei personaggi, cosa, quest’ultima, che ho riscontrato spesso nello Young Adult, in cui i protagonisti sono sempre troppo scafati, astuti, adulti e in possesso di risorse eccessive rispetto all’età anagrafica. Non metto in dubbio che Julep abbia un background familiare che agevoli la sua disinvoltura nell’ordire inganni e raggiri, ma bisogna riconoscere che qui superiamo di gran lunga ogni possibilità logica e ci muoviamo verso una direzione di non ritorno in cui banalità e stereotipo la fanno da padrona.
«Cosa ha in mente?»
«Non ho altri interessi se non quello di mantenere in vita me stessa e i miei amici», dico. «Penso che mio padre abbia agito in modo avventato mettendosi contro di lei. Io non sono come lui».
La sinossi lasciava intendere qualcosa, ma era difficile pensare che ci si potesse spingere a tanto: la protagonista nella disperata impresa di ritrovare il padre, si troverà invischiata in un intrigo in cui il pericolo sarà la parola d’ordine. Con l’aiuto del ragazzo più ambito della scuola, Tyler Richland, e del suo migliore amico Sam, Julep cercherà di seguire le tracce che l’uomo (il padre) ha lasciato dietro di sé, ma non sarà facile tra criminali che le danno la caccia, torbidi segreti di famiglia e il sospetto di essere data in adozione. In più deve dribblare gli attacchi della preside della sua scuola, reperire soldi per la sopravvivenza, gestire le richieste dei giovani clienti che chiedono la sua assistenza e, raramente, sbaglia un colpo nel fare la cosa giusta. In tutto questo riesce anche a sventare un traffico umano, a incrementare il prestigio dell’istituto che frequenta come studentessa e a far evaporare in un niente ogni ostacolo che si pone sulla sua strada.
Purtroppo non sono riuscita ad apprezzare questa lettura: molti gli errori di valutazione che se fossero stati evitati potevano migliorare la resa narrativa che non viene intaccata in termini di scorrevolezza, dal momento che la scrittura dell’autrice è senza dubbio molto fluida e non si arena in lungaggini inutili. La mia valutazione finale non può essere particolarmente benevola e si assesta sulle due stelle.

 

Un commento Aggiungi il tuo

  1. chiccabloglibrintavola ha detto:

    a me invece era piaicuta molto, mi ha ricordato tanto veronica mars. non è un thriller però pazienza. spero sempre che vengano tradotti anche i seguiti

    "Mi piace"

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