GDL: Rebel. Il deserto in fiamme – Commento ai cap. dal 16 al 20

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Il 12 Marzo mi sono buttata in un’altra avventura di gruppo, accettando nuovamente l’invito di Chiara La lettrice sulle nuvole. Per questo GDL la scelta era caduta su Rebel. Il deserto in fiamme, primo libro della trilogia fantasy scritta da Alwyn Hamilton. Qui potete trovare la presentazione del GDL e le informazioni sul titolo.

E oggi, insieme al Blog Made for books, tocca a me commentare i capitoli che vanno dal 16 al 20.

 

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Si parte e attenzione agli SPOILER

 

Capitolo 16

I colori dei gallan.
Cercai di alzarmi e d’istinto tentai la fuga. Ma ormai era troppo tardi. In pochi istanti ci ritrovammo circondati dai soldati.

Così si chiude il capitolo 15.

Amani e Jin vengono catturati, spogliati dei loro averi e condotti nella fortezza in cui sono accampati i gallan: con loro un’altra ragazza, figlia di un Djinni, come si scoprirà quando, giunti a destinazione, per lei verrà emessa, senza alcun indugio, una sentenza di condanna a morte, indispensabile per “purificare” il mondo dalla presenza di un demone come lei. Nessuna via di scampo.

Amani, accompagnata da un soldato, viene condotta in una tenda: l’uomo, che si qualifica come il generale Dumas, vuole sapere cosa ci facessero lei e Jin alle porte di Dammara, appena tre giorni dopo che la città era stata rasa al suolo. Il pensiero della ragazza corre a Jin e  non può fare a meno di chiedere delle sue condizioni e della sorte che intendono riservargli.

«Dipende da ciò che mi dirai.»

Amani si spinge a raccontare delle mezze verità, ma il generale è interessato a scoprire dove fosse diretto Jin e durante la conversazione si scopre che il tatuaggio sul petto del ragazzo è il sole simbolo del principe Ahmed, il Principe Ribelle – nemico del Sultano di cui il generale è alleato – e che la bussola di Jin è una bussola gemellata, quindi il suo ago punterà sempre in direzione della sua gemella. Il giorno dopo, guidati dalla bussola, partono con destinazione Valle del Diavolo.

Fuori dalle mura dell’antico forte ci attendevano due soldati e cinque cavalli. Jin era in sella a uno di questi e sentii la paura allentare un po’ la presa. Sembrava privo di sensi, la testa gli penzolava in avanti e l’avevano legato al cavallo per farlo stare dritto: se non altro era vivo.

Il canyon chiamato la Valle del Diavolo si rivela un labirinto. Amani, cresciuta con le storie dei Djinni e del loro mondo, capisce dove si trova l’accampamento del principe e alla prima occasione, giocando sull’effetto sorpresa, salta sul cavallo di Jin e con lui inizia la fuga. Ma le serve la parola d’ordine che le apra la serratura che dia accesso all’accampamento: purtroppo Jin non riprende i sensi. Intanto un soldato la raggiunge e Amani scopre che si tratta di uno skinwalker: sono in trappola e la giovane ha un’intuizione.

Premetti le labbra contro la serratura e sussurrai: «Zakhr». Trattenni il respiro.
Non accadde nulla. Abbandonai anche l’ultima speranza.

Quando tutto sembra perduto  la roccia si apre e una ragazza giunge in tempo per uccidere il mostro che li minaccia.

 

Capitolo 17  

Amani ha perso i sensi e al risveglio si ritrova, dolorante ed esausta, in una tenda. Accanto a lei Jin e in un angolo un giovane addormentato. La ragazza recupera un coltello ed esce fuori: si trova immersa in un mondo diverso, un’oasi, e inizia a muoversi finché raggiunge una tenda più grande di tutte le altre. La tenda del Principe Ribelle. Amani rimane sorpresa rendendosi conto che non appare diverso da un qualsiasi ragazzo del deserto e resta ancora più sconcertata quando scopre che il giovane che le sta davanti e Jin sono fratelli. Jin però è in preda al delirio: il veleno dell’incubo gli brucia dentro. Amani racconta al principe Ahmed tutto quello che è accaduto e sulla distruzione di Dassama viene a sapere che potrebbe essere stata una bomba potentissima, usata allo scopo di testarne la portata o al fine di inviare al Principe un messaggio, uccidendone gli alleati. Ora diventa prioritario, per evitare di essere scoperti, allontanare la bussola dal’accampamento e inviare una spia per recuperare quella che è nelle mani dei gallan.

 

Capitolo 18

La missione viene affidata a Imin, una Demdji, cioè figlia di un Djinni e di una donna mortale: capaci di creare illusioni e manipolazioni. Amani le darà i propri vestiti per aiutarla a camuffarsi meglio e poi, indossati quelli di Shadaz – la giovane che le ha salvato la vita – si reca presso una pozza d’acqua in cui potersi lavare. Incontra Bahi, il ragazzo che dormiva nella tenda in cui Amani si era risvegliata: è uno Sciamano e la accompagna a vedere Jin. Qui c’è Ahmed che le racconta delle loro madri, della fuga dal palazzo, delle peregrinazioni e delle difficoltà attraversate. Le dice che nessuno dovrebbe appartenere a un uomo, ma dovrebbe poter appartenere a un paese, vivendo senza violenza, senza la paura di morire e  potendo esprimere il proprio talento. Il Principe crede nel cambiamento e lotterà per ottenerlo.

 

Capitolo 19

È sera, Amani cena con Shazad che le rivela che il luogo nel quale si trovano un tempo era abitato dai Djinni e che i ribelli che vi hanno trovato rifugio non si sono uniti a loro subito. Shazad è la figlia del generale Hamad, generale capo del Sultano per due decenni, che ormai non è più fedele al suo signore e le ha fornito la notizia relativa alla bomba responsabile della distruzione di Dassama. I seguaci di Ahmed possono contare anche su altri alleati, figli di alcuni membri della corte del sultano. A loro si unisce Bahi, figlio di un capitano dell’esercito retto dal padre di Shazad e i tre giovani iniziano a parlare. Amani si trova bene con loro e riflette sulla missione che questi uomini vogliono portare a termine. Vengono interrotti da una bellissima ragazza, che sembrava fatta d’oro, e che, in seguito a una piccola esplosione, ha riportato delle bruciature. È Hala, un’altra Demdji, è tornata a chiedere rinforzi e poi si dirigerà alla fortezza gallan che si trova più a nord – quella in cui sono stati condotti Amani e Jin – per liberare una prigioniera.  Amani le dice che una ragazza è stata uccisa e Hala la accusa di averla abbandonata pensando solo a se stessa. A quell’accusa replica Jin.

«Da dove vengo io, ci prendiamo cura dei nostri.» Hala iniziò a mordicchiarsi le unghie come se non mi avesse appena mandato la mente sottosopra.
«E lei l’ha fatto» disse Jin alle mie spalle.

 

Capitolo 20

L’arrivo di Jin scuote Amani, che avverte un’irresistibile forza che la lega e la attira verso di lui e stenta a tenere a bada le emozioni provate nel vederlo vivo, seppur sofferente. Da lì si crea un po’ di confusione, perché in molti si affollano attorno al principe e Delila si butta tra le sue braccia. Ma Amani non immagina che le emozioni che è destinata a provare non sono legate solo alla presenza di Jin, ma anche alla rivelazione che farà Hala.

«Bene.» Hala mise casualmente un braccio sulle spalle di Delila. «Almeno uno di noi è riuscito a tornare a casa con un Demdji.» Impiegai un po’ a capire che Hala si riferiva a me.
«Demdji?» Ero confusa.
Ahmed si incupì e disse a Jin qualcosa in xichano. Jin rispose con un cenno negativo del capo, senza guardarmi.

Amani è una Demdji: Jin lo aveva capito solo guardandola negli occhi la prima volta che si erano incontrati e aveva notato altre caratteristiche tipiche dei Demdji. Amani non mentiva, il sole e la sabbia non la stancano come succede agli umani, impara le lingue con facilità, conosce le leggende. La ragazza è sopraffatta da queste rivelazioni, ma soprattutto, dal pensiero che Jin possa averla salvata e tenuta con sé solo perché potesse essere utile alla causa del fratello. Amani scappa, ruba delle pistole e Ahmed la ritrova in una piccola caverna. Il Principe non ha intenzione di tenerla prigioniera, ma non le nasconde che lei potrebbe essere, come tutti i Demdji, una risorsa per il progetto che sta portando avanti.

«Se invece decidi di restare, troverai molti Demdji pronti ad aiutarti a scoprire qual è il tuo potere, cosa sei in grado di fare e come il tuo dono potrà aiutarci. Sempre che tu lo desideri ancora.»


 

Rebel. Il deserto in fiamme si sta rivelando una lettura molto piacevole. Trovo abbia un ottimo ritmo, non è appesantita da descrizioni o aneddoti sovrabbondanti e si arricchisce di un lavoro di worldbuilding soddisfacente, nel quale confluiscono, senza attriti o forzature, numerose leggende e suggestioni legate all’immaginario e alla cultura islamica e pre-islamica: basti pensare alle figure dei Djinn, ricalcate dalla mitologia araba,  e al riferimento, abbastanza ovvio, dell’uso di una parola d’ordine per aprire un varco in una parete rocciosa che richiama la fiaba di Alì Babà e i quaranta ladroni.

Trovo che i personaggi siano ben caratterizzati e Amani è un’eroina che mi piace molto: ne ammiro il coraggio, la forza e l’integrità, mi piace tantissimo il suo rapporto con Jin anche se a questo punto della narrazione è necessario che si confrontino per trovare un nuovo equilibrio. La storia, soprattutto in questi ultimi capitoli, è in crescendo ed è grande la curiosità di scoprire quali altre sorprese saprà riservarci l’autrice: incrocio le dita e, anche se questo libro sotto alcuni punti di vista – in quanto ad approfondimento dedli aspetti relativi al mondo che viene rappresentato – può sembrare perfettibile, trovo che la Hamilton si stia macchiando di un peccato, che potremmo definire veniale,  che non mi sta togliendo il piacere di immergermi in questa lettura. 

 

 

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9 commenti Aggiungi il tuo

  1. dolci73 ha detto:

    Nuovi personaggi molto interessanti vengono aggiunti in questi capitoli e la storia si fa sempre più intricata ma interessantissima.

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  2. Ludovica ha detto:

    I nuovi personaggi movimentano la storia ancor di più! Mi piacciono!

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  3. CHIARA ROPOLO ha detto:

    questa tappa mi è piaciuta molto e ha colmato alcune lacune. Concordo con te in tutto

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    1. Alessia ha detto:

      Adoro i nuovi personaggi, che cambiano gli quilibri che si sono creati fino ad ora e aprono le porte a nuove rivelazioni, conosciamo finalmente la natura di Amani!

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  4. Giusy P. ha detto:

    Concordo. Lo stile dell’autrice è “equilibrato”: ci sono descrizioni sufficienti a farci immergere nella storia, ma non troppe da annoiare. Così come leggende (che sto adorando). E Amani è cazzutissima, mi piace!

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    1. Sabrina T. ha detto:

      Concordo con te.. La Hamilton ha uno stile molto scorrevole… Sono curiosa di leggere i seguiti.

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  5. Sabrina T. ha detto:

    Concordo con te, lo stille della Hamilton è molto più scorrevole di quello della Taylor, è molto più avvincente.

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  6. chiccabloglibrintavola ha detto:

    mi è piaciuta moltissima questa parte proprio per l’arrivo di nuovi personaggi tutti sui generis. un romanzo che scorre via veloce e si fa leggere che è un piacere

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  7. Sorairo ha detto:

    Ciao compagna di tappa, finalmente eccomi qui!
    CI sono toccati in sorte capitoli completi ed equilibrati. La parte che ci fa capire la natura di demdji di Amani mi ha conquistata!
    Questa serie ci regalerà ottimi momenti, lo sento!

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