GDL: Sogni e mostri di divinità – Commento ai cap. dal 22 al 28

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Il 18 Dicembre, a conclusione del GDL sul secondo episodio della trilogia La Chimera di Praga, vi ho lasciato con un bel po’ di amaro in bocca: troppe sono state le emozioni negative provate durante tutta la lettura. Tuttavia la crescente insoddisfazione, confermatasi nonostante una blanda ripresa delle sorti della storia, non mi ha convinto a mollare la presa: così rieccomi ancora, insieme al mio gruppo di affiatate e infaticabili blogger a proseguire l’avventura.

E oggi tocca al mio Blog commentare i capitoli che vanno dal 22 al 28.

 

 

Si parte e attenzione agli SPOILER

 

Capitolo 22

Lo sguardo folle dell’abisso

Il capitolo si apre su Suzana e Mik: si trovano all’interno di una serie di caverne in cui sono organizzate delle abitazioni simili e i ragazzi si stanno dando da fare anche loro per sistemare gli alloggi, ma anche per cercare il punto migliore in cui installare il quartier generale dei resuscitatori. Quando arriva Karou Zuze la trascina nei suoi discorsi e le parla degli annunci personali composti mentre “venivamo qui“.

«Certamente. E il mio qual era?».
«Be’, non potevamo certo scriverli, ma mi sembra che fosse qualcosa come: bellissima tipa tosta interspecie cerca… ehm, nemico immortale per corteggiamento non complicato, lunghe passeggiate sulla spiaggia e lieto fine?».

Karou sembra scossa e Zuzana teme stia piangendo quando vede che l’amica nasconde il viso con le mani e inizia a scuotere le spalle. Ma anche la sempre allegra Zuze avverte grande malinconia, sente dentro di sé paure e si sente travolta da allucinazioni che le ricordano l’esperienza di quando era bambina e i suoi le dicevano di non succhiare gli occhi della sua papera perché altrimenti sarebbe morta. Ma la ragazza riesce sempre a reagire grazie al suo carattere effervescente e sopra le righe, anche se l’annuncio di Karou che la informa di un consiglio di guerra la disorienta non poco, sia lei che Mik. Poi Karu annuncia una sorpresa.

Il sorriso di Karou fu schietto; era felice di regalare felicità. «Andiamo. Penso che abbiamo qualche minuto ancora».

 

Capitolo 23

L’obiettivo più importante

Karou porta gli amici alle piscine termali e dopo essersi immersa anche lei in quelle acque ristoratrici decide di lasciare soli i due amici. E mentre si allontana incontra Thiago/ Ziri dai cui occhi traspare l’enorme amore che prova per lei e il dolore di non poterla avere. L’uomo le svela i piani di Lisseth, che vuole scegliere un capro espiatorio per un’esecuzione esemplare.

«Cosa?», gridò Karou. «Ma è orribile!».
«Ecco perché ho detto di no, a meno che non si offrisse volontaria lei stessa».
«Mi piacerebbe».
«Ha rifiutato». Ziri fece uno stanco sorriso ironico, poi abbassò la voce. «Stanno ancora aspettando che tutto questo assuma un senso. Che io riveli loro il mio vero piano che, ovviamente, deve comprendere un massacro».

Ziri teme che l’entourage di Thiago possa sospettare qualcosa anche se non crede siano vicini alla verità e per tentare di portare a termine il loro piano è necessario dissimulare agendo come avrebbe fatto il Lupo, ma per poi cambiare la direzione della strategia. Entrambi sono stanchi e provati, poi Karou si rende conto che l’acqua termale ha proprietà guaritrici e così anche a Ziri pensa di approfittarne, ma l’idea che Mik e Zuzana siano da soli nelle piscine lo fa arrossire e desistere.

«Aspetterò», disse con una risata sommessa e imbarazzata.

E in quel momento in cui i due erano vicini, entrambi rossi in viso e intimiditi, ecco apparire Akiva, la cui reazione non lascia dubbi: vede Karou in un momento di intimità col Lupo bianco. Non può che interpretarlo come un tradimento. La ragazza nonostante il desiderio di andare da lui resta immobile e il cherubino dà il suo annuncio.

La voce dell’angelo fu secca e fredda: «Abbiamo designato un consiglio di rappresentanza. Potreste fare lo stesso». Fece una pausa e sul suo viso si attuò il processo contrario a quello accaduto al viso del Lupo. Mentre rimaneva lì a fissarli, la sua umanità si ritrasse e lui ridiventò quello che Karou aveva visto la prima volta a Marrakesh: un’anima morta. «Siamo pronti quando lo siete voi».

Karou abbozza un timido tentativo di fermare Akiva, ma la voce le esce debole e lo stesso Ziri le esprime il proprio dispiacere per questa situazione e allora la ragazza capisce che nonostante tutto le cose possono cambiare ed essere diverse per tutti.

 

Capitolo 24

Segnale d’apocalisse

Parecchie ore più tardi si sta tenendo il consiglio: Elyon, il fratello che aveva preso il posto di Hazael al fianco di Akiva, propone di chiudere i portali e lasciare che gli umani se la vedano con Jael. Karou e Liraz si oppongono con un no istintivo, le cui ragioni erano diverse. Liraz aspettava la vendetta.

«Jael deve vedersela con me», disse Liraz. Parlò a voce bassa, priva di intonazione. Fu inquietante e suonò come un’affermazione irrefutabile, come un fatto ormai stabilito da tempo. «Qualsiasi altra cosa accada, questo è certo».

Per Karou c’è il legame forte che sente per l’umanità e, soprattutto, il fatto che si sente responsabile per i fatti accaduti.

Lei aveva portato l’infame Razgut a Eretz e lo aveva lasciato libero con le pericolose conoscenze che possedeva – sull’arte della guerra, la religione, la geografia – e che lui aveva regalato a Jael. Era stata lei a far ricadere tutto quello nel mondo degli uomini, così come era stata lei, con le sue mani, ad accoppiare quei due angeli disgustosi.

Akiva interviene dicendo che isolare un nemico in un posto non sempre dà la certezza che esso possa rimanere dove è stato rinchiuso e da lì, dopo un acceso confronto, Thiago interviene a sedare gli animi minacciando i suoi. L’obiettivo dovrebbe essere quello di limitare i danni collaterali di uno scontro o magari trovare una strategia alternativa come viene proposto da Karou, che però non riesce a individuare un’idea alternativa al conflitto.

«Qui abbiamo finito», annunciò Thiago. «I miei soldati hanno bisogno di riposo e cibo, e dobbiamo portare a termine alcune resurrezioni».
«Noi voleremo all’alba», disse Liraz.
Nessuno obiettò.
E questo fu tutto.
Karou pensò, mentre il consiglio si scioglieva: segnale dell’apocalisse.

Akiva si allontana senza guardare Karou, che intanto pensa che le restano solo 12 ore per trovare una soluzione che eviti quell’apocalisse.

 

Capitolo 25

Voi, plurale

Dopo il consiglio Akiva si rifugia nella sua stanza e Liraz lo segue ma si ferma fuori dalla porta. Pensa ai suoi fratelli con cui ha condiviso ogni esperienza, ferita dal fatto che Akiva non senta il bisogno di stare con lei. Il cherubino è perso nei suoi pensieri.

… non poteva aspettarsi che i suoi fratelli e sorelle si fidassero delle chimere, soprattutto considerando l’inizio infelice. Gli hamsa erano armi contro cui non avevano alcuna difesa.
Ma se invece avessero avuto una difesa?
Era questa l’idea di Akiva. E se fosse riuscito a creare un incantesimo per proteggere gli Illegittimi dai marchi? Non sapeva se poteva farlo, né se doveva. Se avesse avuto successo, non avrebbe generato altri conflitti invece di risolverli? Le chimere non sarebbero state contente di perdere il loro vantaggio.
E… Karou?

L’incantesimo avrebbe dato anche un’opportunità a lui e alla ragazza, lei avrebbe potuto toccarlo. Lo sguardo si sposta su serafini e chimere, entrambi in attesa di quello che sarebbe accaduto e poi la Taylor passa all’incontro tra Karou e Sybilis, che chiede all’amica come sia andato il consiglio.

«Allora si è deciso per l’attacco? Bene. Sarà meglio metterci al lavoro».
Karou si lasciò sfuggire un pesante sospiro. Avevano fino all’alba. Quante resurrezioni potevano ragionevolmente completare per quell’ora? «Che beneficio porterà un pugno di soldati in più, di fronte a una battaglia come questa?».
«Facciamo quello che possiamo», rispose Sybilis.
«E questo è tutto quello che possiamo fare? Perché sono i guerrieri a elaborare i nostri piani».

Sybilis la fa riflettere ricordandole che Sulphurus aveva grandi aspettative su lei e Akiva, che insieme avrebbero potuto portare l’unione tra chimere e serafini, ma Karou non riesce a vedere come.

«Ascolta il tuo istinto, dolce ragazzina».

Poi mentre si avviano verso le stanze dei resuscitatori la giovane sembra avere un’idea.

 

Capitolo 26

Scolorire e fiorire

Il capitolo riporta l’attenzione su Eliza: la giovane sta sognando, osserva il cielo, aspettando e temendo che qualcosa possa accadere. Sogno che sin dall’infanzia la tormenta e la proietta nell’incubo di un’imminente fine del mondo. Rincorsa dalle bestie la ragazza cercava di fuggire con la consapevolezza di essere stata lei a farle entrare. Finalmente si sveglia e dopo un paio d’ore la sua giornata sarebbe stata ulteriormente stravolta. Degli agenti governativi sono arrivati a prendere il dottor Chaudhary, senza nessuna spiegazione, e il dottore le chiede di accompagnarlo: la ragazza accetta, pensando che forse avrebbe avuto la possibilità di scoprire cos’erano gli angeli. Tanti sono i pensieri che si affollano nella sua mente e tra tutti uno.

Poi il pensiero si rigirò e l’afferrò, costringendola a guardarlo in faccia, e non era quello cui lei pensava di star correndo dietro. Nei suoi occhi c’era la pazzia.
Non era: saprò che cosa sono gli angeli.
Quello che Eliza stava pensando veramente era: saprò chi sono io?

 

Capitolo 27

Semplici creature in un mondo

Quando Karou raggiunse Zuzana, Mik e Sybilis, scoprì che mentre lei era al consiglio di guerra, non erano rimasti con le mani in mano: avevano allestito lo spazio, spacchettato i vassoi, pulito e smistato i denti. Zuzana si era persino cimentata con qualche collana, lasciata in sospeso senza infilarla, in attesa dell’ispezione di Karou.

Zuzana si propone a Karou per condividere il suo compito, di aiutarla. Ma bisogna mettersi al lavoro e la resuscitatrice comincia a individuare le anime da riportare in vita, tra queste c’è giovane Dashnag, di cui le aveva parlato Ziri: si era unito alla battaglia ed era morto insieme agli altri. Intanto tramite Sybilis Karou sta iniziando a mettere in atto il suo piano: nutrire i serafini.

Nutrirli – erano quasi trecento – avrebbe esaurito anche le scorte delle chimere, ma era un gesto di solidarietà per il bene dell’alleanza. Mangiamo insieme e soffriamo la fame insieme. Siamo insieme in tutto questo.
E forse, un giorno, vivremo persino insieme. Come semplici creature in un mondo. Perché no?

 

Capitolo 28

Amante di un angelo,
amante di una bestia

Come avevano guidato l’armata lungo il tortuoso corridoio fino al villaggio isolato, così adesso, Karou e Thiago la riportarono indietro.

Angeli e chimere si trovano insieme, ognuno occupa metà della caverna: viene portato il cibo, dopo Mik inizia a suonare il violino e la musica sembra ammorbidire gli animi di tutti. Mancano Akiva e Liraz e a un certo punto Karou scopre qualcosa che la lascia scossa: Virko racconta che la magia li ha salvati.

«Tutti noi l’abbiamo sentita», rispose Virko. «Diglielo. Nello stesso momento».
Karou lo guardò perplessa. Invece di tradurre, domandò: «Tutti voi avete sentito cosa, nello stesso momento?».
Lui incontrò il suo sguardo. «La fine», disse. Semplice. Inquietante.

… «Che intendi con “la fine”?»…

… «Ma è stato così per tutti», continuò Virko. «Non ero io, ed è stato un sollievo. È accaduto qualcosa a tutti noi. Hanno fatto qualcosa». Fece una pausa. «Non so cosa, ma è per questo che siamo tutti ancora vivi».

Karou capisce che Akiva ha impedito il massacro e poco dopo il serafino entra nella caverna e anche gli altri ora ne sono certi e la cosa viene confermata da Dashnag – ora Rath.

«Stavo andando verso Sud insieme ad altre chimere. Gli angeli stavano bruciando la foresta dietro di noi. Un intero villaggio di Caprini e alcune ragazze Dama fuggite dai mercanti di schiavi insieme a me. Eravamo intrappolati in una gola, nascosti, e loro ci hanno trovato. Due bast…». Si interruppe e si corresse. «Due Illegittimi. Erano proprio di fronte a noi. Riuscivamo a sentire le urla degli arieti che venivano massacrati, ma i due angeli si sono limitati a guardarci e… hanno finto di non vederci. Ci hanno lasciati andare».
«Forse non vi hanno visti», suggerì Balieros.
Con rispetto, ma anche fermezza, Rath rispose: «Sì invece. E uno di loro era lui». Con un cenno del mento, identificò Akiva. «Occhi arancioni come quelli di un Dashnag. Non potrei confonderli».

Karou non riesce a togliere gli occhi di dosso ad Akiva, ma lui ne evita lo sguardo, finché a un certo punto gli occhi di Akiva accolgono i suoi e tra loro divampa il fuoco. Poi il serafino si alza e va via, ma Karou intuisce il messaggio e trovando una scusa abbandona la caverna e va a cercarlo.

Commento

Devo dire che la Taylor ha messo a dura prova la mia pazienza nel corso dei vari momenti  dedicati alla sua trilogia. Sapete già che ho trovato snervante il secondo libro della saga, nonostante, una blanda ripresa finale che però non è bastata a restituirmi il piacere della lettura. Purtroppo continuo a trovare quasi inconcludente la linea narrativa adottata dall’autrice che insiste nel perseverare in questa frustrante abitudine di riempire di pesanti zavorre la sua storia, che mi appare sempre lenta e inutilmente affollata di informazioni, aneddoti e personaggi che, anziché arricchire la sua sceneggiatura, la svuotano. Forse va un po’ meglio rispetto a La città di sabbia, ma non voglio essere troppo frettolosa nel pronunciarmi: spero però che i prossimi capitoli ci portino a una svolta, non solo in termini di accadimenti ma soprattutto di ritmo e azione. Incrocio le dita.

 

 

 

14 commenti Aggiungi il tuo

  1. dolci73 ha detto:

    A Karou serve una bella svegliata, Zuzanna è sempre il top

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    1. Maryella B. ha detto:

      Zuzana dà sempre quel quid in più, però penso che nemmeno a lei la Taylor riesca a rendere grande giustizia, trovo sempre che ci siano delle forzature nella contestualizzazione delle sue parole o azioni, però almeno mette un po’ di pepe e movimenta la storia

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  2. Mariella, hai espresso perfettamente quelli che sono anche i miei pensieri.
    Sto patendo tantissimo la lentezza della storia. odio il fatto che Karou si sia trasformata in Madrigal, non sopporto il temporeggiare e che non parli con akiva.
    cosa cavolo aspetta?

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    1. Maryella B. ha detto:

      Ti capisco bene: anch’io sto soffrendo come una matta. Spero sempre in una ripresa della storia, ma è dura

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  3. Diana Reydych ha detto:

    A me sta piacendo la storia, nonostante il ritorno forzato ad un momento antecedente ai fatti per come sono finiti nel secondo volume.
    Mi ha incuriosita la presenza del dashnag però!
    Spero che akiva riesca nel suo intento di rendere inoffensivi gli hamsa e sono proprio curiosa di conoscere la verità su Eliza.

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    1. Maryella B. ha detto:

      La curiosità, di sicuro c’è, però mi snervo troppo: non c’è ritmo e ci si perde in elementi che alla fine rendono troppo statica la narrazione

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  4. Ludovica ha detto:

    Io mi sto godendo molto la lettura! In alcuni momenti vorrei prendere a schiaffi Karou,ma tutto sommato mi sta piacendo. 🙂🙂🙃🙃

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    1. Maryella B. ha detto:

      Niente, io ho i sensi assorbiti da tutte le pecche della scrittura della Taylor e non riesco ad assolverla anche se ogni tanto fa intravedere un po’ di luce in fondo al tunnel

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  5. CHIARA ROPOLO ha detto:

    Mi dispiace, a me sta appassionando tantissimo

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    1. Maryella B. ha detto:

      Pazienza, non tutto può piacere sempre, però sono felice per te ❤ 🙂

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  6. Erica Libri al caffè ha detto:

    Io ho faticato con il secondo all’inizio, questo, invece, nonostante abbia caratteristiche simili con nuovi personaggi, con Karou un po’ smorta, mi sta prendendo tantissimo

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    1. Maryella B. ha detto:

      Per me è una vera fatica

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  7. La Biblioteca dei Desideri ha detto:

    Mi dispiace che la lettura non ti sia gradita, io al contrario non riesco quasi a rispettare le tappe! Mi viene voglia di finirlo subito ahahahah! Sicuramente le tue prossime letture ti saranno più gradite 😊😊

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    1. Maryella B. ha detto:

      Pensa che mi sono arenata proprio alla mia tappa: dovrò fare una maratona finale per recuperare

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