Il gatto che scoprì il Natale – Lili Hayward

 

 

Il gatto che scoprì il Natale - Lili Hayward - copertinaIl gatto che scoprì il Natale

Lili Hayward

Traduttore: M. Maione
Editore: Newton Compton
Collana: Anagramma
Anno edizione: 2018
Pagine: 252 p.
Descrizione: Manca pochissimo al Natale e Jessamine Pike vuole dare una scossa alla sua vita. Trasferirsi a Enysyule, un cottage in Cornovaglia costruito secoli prima, potrebbe essere la sua occasione per ricominciare: il piano è quello di ristrutturare la casa di giorno e finire di scrivere il suo romanzo la notte. Con un po’ di sacrifici, dovrebbe riuscire a farcela prima di Natale. Oltretutto, è in buona compagnia: un bellissimo gattone si aggira nei paraggi, comportandosi come se il posto gli appartenesse. Dal suo sguardo obliquo si capisce che è piuttosto scettico sull’ottimismo di Jess. Eppure… c’è una strana magia nell’aria. Le leggende del posto parlano di uno spirito che abita la casa e di un’antica pietra che veglia sulla valle. Come può una storia antica, che risale a più di cinquecento anni fa, intrecciarsi con quella di Jess? Una leggenda legata a doppio filo alla casa, allo spirito di Yule e… a un gatto molto, molto speciale.

Recensione

Maryella B.
Come anticipavo in un  post precedentemente pubblicato sul Blog ho aderito a una Reading Challenge – una sfida di lettura – per trovare nuova linfa dopo un periodo, che un po’ su tutti i fronti, non solo quello relativo a una serie di letture sfortunate, devo dire, hanno  abbacchiato il mio spirito.
Uno degli obiettivi da raggiungere prevede la lettura di un libro che abbia la cover rossa e, trovandomi a cavallo delle vacanze natalizie, non era difficile farsi irretire dalle suggestioni di una copertina e una sinossi che parlassero di Natale, magia, leggende, emozioni e… gatti.
Così la mia bussola ha puntato dritto verso un Nord immaginario rappresentato da un titolo che sembrava promettere molto bene, Il gatto che scoprì il Natale di Lili Hayward.
Sarei, finalmente, riuscita a imboccare la strada giusta e godere di una storia che manteneva quanto lasciato sperare?
Curiosi di sapere com’è andata?
Dico subito, senza perdere tempo, che ho deciso di cambiare chi mi fornisce le bussole: credo che gli strumenti usati finora soffrano di un’evidente sindrome da disorientamento cronico a cui è, senza dubbio, associata, una gravissima forma di smagnetizzazione acuta a causa della quale il loro ago, con molta disinvoltura, individua punti cardinali inesistenti e rende la mia “navigazione letteraria” tutt’altro che certa.
Sì, avete capito bene! Anche questa volta è andata male, anzi, malissimo.
Il gatto che scoprì il Natale dovrebbe essere una sorta di favola moderna in cui troverebbero spazio elementi seduttivi; dovrebbe tradursi in un mix irresistibile che parli di antiche faide familiari, di misteri ammantati da un’aura magica e accattivante;  dovrebbe presentarsi come un sapiente ordito narrativo capace di avvolgere il lettore con il caldo fuoco di emozionanti rivelazioni e l’intensità di una trama costruita a colpi di suspense.
Dovrebbe e, in base a tutti i commenti che ho incontrato in rete, il condizionale finisce con l’esprimere delle certezze: certezze che, purtroppo, già dopo poche pagine, comincio a sentire di non poter far mie.
Se non mi venisse da piangere, giuro che mi metterei a ridere. Non ne becco una! 
Ho trovato questa lettura priva di ogni tipo di carisma. Non ha intensità. Non ha un’anima che le trasfonda quelle qualità vitali in grado di coinvolgere il lettore in un percorso di scoperta e sorpresa. Manca quell’essenza cardine a cui si legano un temperamento narrativo le cui connotazioni abbiano una tempra forte: dove le mani affondano e giungono al centro di un cuore palpitante, che esprime emozione e ritrae, con pennellate efficaci, un universo fatto di solidi e convincenti colori.
Il fascino allusivo della magia è semplicemente abbozzato: non incanta né conduce per luoghi insoliti e ammalianti. La componente romance è marginale e insipida.
La ricostruzione del mistero che aleggia attorno al cottege in cui Jess si trasferisce in prossimità del Natale risulta scialba e monocorde: uno stile descrittivo, privo di mordente, rende l’intreccio tra presente e passato tutt’altro che interessante e  dialoghi e personaggi non si sottraggono alla stessa sorte. Non c’è un sufficiente approfondimento psicologico che renda “disponibile” il materiale emotivo che dovrebbe dare consistenza agli attori di questa storia.
Ho portato a termine la lettura con molta fatica: non riuscivo a entrare in sintonia col suo nucleo “imaginifico” – sempre che ce ne fosse uno 😉 – e sentivo crescere, pagina dopo pagina, un insopportabile senso di frustrazione che ha raggiunto il culmine sul finale della storia.
Insomma, un romanzo d’esordio che avrebbe avuto bisogno di essere sviluppato con maggiore cura in ogni suo aspetto e per il quale il mio voto finale per non si spinge oltre le due stelle, anche se, come sempre, tenendo conto del fatto che ogni lettore ha gusti diversi e le recensioni in rete sono molto positive, non mi sento del tutto di sconsigliarvi.
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