Donne che non perdonano – Camilla Läckberg

9788806240561_0_0_300_75Donne che non perdonano

Camilla Läckberg

Traduttore: K. De Marco
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2018
In commercio dal: 13 novembre 2018
Pagine: 152 p.
Descrizione: Una donna tradita dall’uomo per il quale ha rinunciato alla sua carriera. Una donna che vive al limite, sfruttata, abusata. Una donna che subisce violenza proprio dal marito che tanto ha amato. Tre donne che il destino unisce per un fine comune. I conti, alla fine, si pagano.
Questo romanzo non è ambientato a Fjällbacka e la protagonista non è Erica Falck. Ma chi ama la sua scrittura troverà qui una trama perfetta. Camilla Läckberg è una fuoriclasse. scrive anche

Recensione per MilanoNera

MaryellaB.
Maryella B. – proprietaria del Blog Le Trame del destino: Libri e dintorni – è anche redattrice presso MilanoNera: la presente recensione è stata  pubblicata in precedenza su MilanoNera e solo in seguito inserita legittimamente nel Blog, in quanto spazio letterario proprio dell’autore della recensione. 
La fama di Camilla Läckberg è indissolubilmente legata alla Fjällbacka Series che prende il nome dalla piccola città di pescatori che le ha dato i natali, consentendole di rivendicare il titolo di regina svedese del giallo.
Non per la prima volta – la Läckberg ha scritto dei libri di cucina e una serie di racconti per bambini – l’autrice tradisce i suoi personaggi più riusciti, la coppia composta da Patrik Hedström e da Erica Falck, ma il peccato di cui la si macchia è da ritenersi del tutto veniale.
Donne che non perdonano concretizza, con efficacia magistrale, quella che è, sin dalle sue origini, una prerogativa trasversale a tutta la letteratura crime nordica: la marcata attenzione per gli aspetti più controversi e oscuri dell’animo umano; una spinta insopprimibile volta a  rendere lo scenario raffigurato qualcosa di più di una semplice storia di evasione, trasfigurandolo in un vero e proprio veicolo di denuncia sociale, capace di portare il focus sulla complessità delle dinamiche che muovono le interazioni  collettive.
Il giallo scandinavo diviene cassa di risonanza per tutte quelle suggestioni di impronta sociologica; entra nel cuore pulsante – e più inquieto – dei conflitti relazionali; registra l’inventario di tutti quegli impulsi che conducono gli individui verso il crimine e ne restituisce una rappresentazione da cui vengono sferrate quelle sollecitazioni emotive che fanno da pungolo e spingono alla riflessione.
Entrando nelle incertezze che agitano i tormentati rapporti sociali, Camilla Läckberg non si sottrae a nessuno di questi imperativi e ci consegna un romanzo breve – o, se si preferisce, una novella lunga – in cui agguanta le tonanti sferzate che vengono dagli ultimi casi di attualità, ne fa vibrare i messaggi amplificandone la portata e conducendo il suo lettore in una dimensione distruttiva, le cui fattezze non sempre si traducono nel più efferato dei crimini, ma agiscono per vie più sottili, infliggendo una morte che è, prima dello spirito, e, poi, nei casi più estremi, del corpo.
Perché il femminicidio non è solo quello che sfocia nell’omicidio di una donna.
Il femminicidio ha ben altre facce: è una violenza che non necessariamente lascia addosso lividi visibili; è un abuso lento, che fiacca gli animi, che attenta a ogni tipo di diritto sociale; è una condotta infida che erode, con scrupolosa efficienza, l’autostima e la fiducia in se stesse, portando avanti un atteggiamento reiterato – quasi strategico – che mira all’annullamento di ogni facoltà di autodeterminarsi.
Il femminicidio prima di tutto sottrae la libertà; nega un’esistenza autonoma, compie una sperequazione che agisce su ogni ambito della vita di una donna e prospera laddove c’è debolezza affettiva.
È femminicidio la storia di Brigitta. È femminicidio la storia di Ingrid. Lo è la storia di Victoria. Tre donne tradite nei sentimenti, nella fiducia, nelle speranze. Figure femminili che divengono l’emblema di una consuetudine fin troppo radicata nel marcio tessuto culturale su cui ci muoviamo. Ma la Läckberg, con un’intuizione che deraglia dai soliti binari, sovverte la realtà, crea una sorta di effetto sliding doors che apre, per l’appunto, “la porta” a un’evoluzione e a un finale della vicenda in cui “il solito esito” non è contemplato. Provoca Camilla. Mostra l’altra faccia della medaglia.
Non istiga, certo! Non istiga se non seminando il tarlo di una certezza incontrovertibile: la violenza non può far altro che generare altra violenza.

12 commenti Aggiungi il tuo

  1. Irene ha detto:

    Questa autrice mi ha sempre attirata ma ancora non ho letto niente di suo. Direi che è il caso di rimediare, appena finisco le letture in corso.
    Bella segnalazione!

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    1. Maryella B. ha detto:

      Io della Lackberg non ho letto molto: solo primi della serie gialla e poi questo che mi è piaciuto molto. Grazie

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  2. emmablackauthor ha detto:

    Recensione superlativa! Credo proprio che non mi lascerò scappare quest’altra pubblicazione della Lackberg, che adoro!

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    1. Maryella B. ha detto:

      Grazie, gentilissima ❤
      Questo libro mi è piaciuto molto

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  3. leparoleinfinite ha detto:

    Molto interessante, è un argomento che non posso lasciarmi sfuggire

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    1. Maryella B. ha detto:

      Anch’io sono molto sensibile a questo tema

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  4. marisasalabelle ha detto:

    Mi piace molto Camilla Lackberg. Questo non l’ho ancora letto, l’ho prenotato in biblioteca… ma dicono che sia inferiore rispetto alla serie con Erica Falck

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    1. Maryella B. ha detto:

      Di sicuro è diverso: non ha le caratteristiche del giallo mentre è molto più noir nelle intenzioni e nell’impostazione. A me non è dispiaciuto

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  5. pokerqueens ha detto:

    Interessante!

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    1. Maryella B. ha detto:

      Sì, ha molti spunti di riflessione

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  6. chiccabloglibrintavola ha detto:

    non ho mai letto questa autrice. e sai non so se potrebbe essere adatto a me questo libro

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    1. Maryella B. ha detto:

      A me non è dispiaciuto, peraltro non è nemmeno molto lungo ed è molto scorrevole

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