(L’angolo Vintage 2.0 #1): Olive Kitteridge

Oggi presento una nuova Rubrica, uscita dalla vulcanica mente di Chiara La lettrice sulle nuvole.

Si tratta di L’angolo Vintage, il cui obiettivo è quello di spingerci a leggere quei libri che da tempo immemorabile riposano nelle nostre librerie e che, pur essendo presenti nelle nostre TBR, restano lì ad aspettare di essere sottratti al triste destino di vedersi preferire altre letture. Ogni 17 del mese verrà pubblicata la recensione del titolo fortunato 😉

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Insieme a me, oltre a Chiara, hanno aderito anche altre Blogger eccezionali, con le quali mi sono già confrontata grazie ad altre iniziative. Se volete seguirci potete trovare qui i loro articoli:

Letture a pois
Libri al caffè
La lettrice sulle nuvole
Librintavola

La mia scelta è caduta su Olive Kitteridge di Elizabeth Strout, libro che ho acquistato in edicola lo scorso anno – diciamo che non era poi così datato – quando il Gruppo editoriale L’Espresso ha lanciato una collana molto interessante “Duemila”, che raccoglieva proposte letterarie che hanno segnato questo nuovo millennio.

Informazioni sul libro

Recensione

FarfallaPurpurea

Olive Kitteridge vince nel 2009 il Premio Pulitzer per la narrativa, onorificenza che dal 1948 viene assegnata ogni anno a un’opera letteraria il cui autore sia statunitense e i contenuti facciano riferimento alla società, alla storia o alla cultura americana. Confesso che il mio rapporto con i libri che ricevono riconoscimenti altisonanti non è sempre positivo: in più di un’occasione, complici anche le aspettative altissime, sono rimasta con l’amaro in bocca non riuscendo a cogliere il pregio dell’opera.

Curiosi di sapere com’è andato il mio incontro con Olive?

Elizabeth Strout in tredici racconti, la cui struttura assume la forma del romanzo, narra le esperienze di vita, i pensieri, le paure, le tare non solo del personaggio che dà titolo al libro, ma, con una visione lucida e smaliziata, apre diverse finestre sulle esistenze di una comunità che vive in un’immaginaria città del Maine. Olive Kitteridge offre se stessa con tutte le manchevolezze che la animano: è moglie, madre, amica, insegnante, vicina di casa e in ognuno di questi ruoli mostra diversi aspetti di una vita segnata dal dolore, dalle sofferenze, da rapporti familiari e relazionali la cui disfunzionalità corre costante in tutto lo svolgersi del libro. Non è un’eroina la protagonista: non ha il carisma e la bellezza della perfezione, non incarna un ideale, ma è umana e la sua è un’umanità piena di difetti, di ombre e malinconia e il cui valore sta nel rappresentare uno spaccato della vita quotidiana di una provincia degli Stati Uniti. Ricostruire la trama del libro non è semplice: ogni racconto si svolge in un momento temporale diverso e introduce nuovi personaggi coi quali Olive incrocia il proprio vissuto. Più semplice, è invece, individuare una continuità legata a delle tematiche precise:  l’abbandono agli aspetti più desolanti dell’esistenza che  prendono forma nell’incapacità di essere felici, nell’inadeguatezza comunicativa, nella paura della solitudine, nello scontro con la sconfitta e le delusioni. L’incalzare della vecchiaia, la morte e un pessimismo molto marcato lasciano poco spazio alla speranza, anche se in alcuni passaggi si coglie un messaggio salvifico in cui si dà rilievo all’essenziale bisogno dell’uomo di amare ed essere amato. Sarà, però, nel racconto finale che  “la vita” – quell’anima necessitante di gioia, di conforto e di vicinanza fisica ed emotiva con l’altro -, dopo essersi lasciata sfuggire nella giovinezza le occasioni di cogliere a piene mani quanto le viene offerto, giunge a far sentire la propria voce. Non è più il tempo di “mangiucchiare”, di limitarsi a piluccare da una tavola imbandita: è il momento di saziarsi e di gustare anche quei sapori che in precedenza non avrebbe mai pensato di assaggiare. Quando gli anni sono diventati tanti giunge una nuova consapevolezza, che spinge ad attaccarsi a questo mondo, perché sembra troppo presto per abbandonarlo.

Devo dire che i miei sentimenti nei confronti di questo libro sono contrastanti: ne ho apprezzato la prosa, elegante ma semplice, in alcuni passaggi suggestiva, ricca di immagini e capace di leggere con precisione introspettiva sentimenti ed emozioni; ho ammirato la capacità di ritrarre i personaggi, anche se non ho amato per nulla Olive, protagonista con la quale entrare in empatia è abbastanza complicato per via del suo carattere pieno di spigoli e restio all’autocritica quanto è, invece, deciso nel biasimo e nei giudizio degli altri.

Un universo quello rappresentato nel quale da un lato è facile farsi toccare: si trattano momenti cruciali del ciclo della vita, ma è una ricostruzione che ha il gusto acre dell’incompletezza e, per quanto la società e la cultura americana siano lontani dal nostro vissuto e dal nostro sentire, riuscire a  provare un appagamento soddisfacente nel vedere scorrere una quotidianità quasi ferale, in cui gli sprazzi di speranza e luci sono tanto marginali, mi appare quasi impossibile.

VOTO:

♥♥♥ 1/2

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5 commenti Aggiungi il tuo

  1. CHIARA ROPOLO ha detto:

    I racconti sono sempre difficili per me, non tutti riescono a concentrare bene la storia. La tua recensione però mi ha stuzzicata, altro libro da aggiungere alla lista infinita?

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  2. ho un rapporto un po’ bipolare con i racconti 🙂 non sempre mi piacciono anche se alcuni in passato li ho apprezzati. questo titolo lo avevo adocchiato tempo fa ma come spesso accade resta fermo in wish list senza spostarsi di un millimetro!

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  3. manuelita70 ha detto:

    Come te ho sempre paura di affrontare libri che hanno ricevuto onorificenze… mi aspetto sempre troppo e rimango delusa

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  4. dolci73 ha detto:

    Non lo conosco questo libro anche perchè non sono fan dei racconti

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  5. Erica Libri al caffè ha detto:

    Non amo particolarmente leggere racconti, preferisco di gran lunga i mallopponi infiniti anche se devo dire che questo libro sembra interessante

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