Bella mia – Donatella Di Pietrantonio

Donatella Di Pietrantonio

vive a Penne, in Abruzzo, dove esercita la professione di dentista pediatrico. Ha esordito con il romanzo Mia madre è un fiume (Elliot 2011, Premio Tropea). Per Einaudi ha pubblicato L’Arminuta (2017), vincitore Premio Campiello 2017 e Bella mia, con cui ha partecipato al Premio Strega 2014 e ha vinto il Premio Brancati e il Premio Vittoriano Esposito Città di Celano. (Fonte)

 

 

 

Editore: Einaudi
Collana: Super ET
Anno edizione: 2018
Formato: Tascabile
In commercio dal: 30/01/2018
Pagine: 182 p.
Voto: ♥♥♥♥
Descrizione: La storia di una donna che si ritrova a improvvisarsi madre, nonostante quell’idea di sé fosse stata abbandonata da tempo, con un adolescente taciturno e scontroso. E ciò che succede alla protagonista e io narrante di questo romanzo, quando la sorella gemella, che sembrava predestinata alla fortuna, rimane vittima del terremoto de L’Aquila. Il figlio Marco viene affidato in un primo tempo al padre, che però non sa come occuparsene. Prendersi cura del ragazzo spetta dunque a lei e alla madre anziana, trasferite nelle C.A.S.E. provvisorie del dopo-sisma. Da allora il tempo trascorre in un lento e tortuoso processo di adattamento reciproco, durante il quale ognuno deve affrontare il trauma del presente, facendo i conti con il passato. Ed è proprio nella nostalgia dei ricordi, nei piccoli gesti gentili o nelle attenzioni di un uomo speciale, che può nascondersi l’occasione di una possibile rinascita.


Recensione

FarfallaPurpurea
Dopo aver letto L’arminuta (Recensione) il desiderio di ritrovare nuovamente la scrittura di Donatella Di Petrantonio è stato forte e restituendo il volume, preso in prestito in Biblioteca, non ho potuto fare a meno di chiedere se fossero disponibili altri suoi titoli: sono tornata a casa con una copia di Bella mia e non ho perso tempo a iniziarne la la lettura.
Quando meno li voglio, i ricordi mordono con denti di iena, per esempio qui, nella sala d’attesa del reparto ortopedia. Sono le nostre piccole felicità estinte, le guardo da lontano e mi pento di loro. Mi hanno indebolita verso quello che è accaduto dopo, la scossa mi ha colto senza difese, con il fianco sottile e scoperto.
La prosa di Donatella Di Pietrantonio ha un potere seduttivo irresistibile: la sua essenzialità riesce a entrare  nell’anima più intima delle emozioni e dei sentimenti. Come una sorta di prisma scompone e ricompone le “radiazioni emotive” che prendono vita nei suoi romanzi, rendendone immediata la percezione e amplificandone l’energia vitale. Non è però un’essenzialità solo scabra o ruvida: sa essere cedevole e con docilità si adatta a divenire talvolta cruda, altre dolce, altre delicata e intimista.  Forza, con decisa intensità, le robuste barriere di un lutto del quale ci restituisce ogni sfumatura: il dolore struggente della perdita, lo spietato tormento provato da chi è sopravvissuto, l’impotenza, l’atroce avvicendarsi dei “se” che perseguitano chi resta, la necessità di adattarsi a cambiamenti inattesi, le difficoltà di acquisire la responsabilità delle esistenze altrui. È una scrittura che ha magnitudo pari al sisma che ha travolto L’Aquila: si propaga con lo stesso impeto e raggiunge il lettore, creando un flusso emozionale che risucchia come un mulinello.  Un gorgo fatto di malinconia, pena, sofferenza, ma nel quale la vita attende paziente il proprio turno: è un percorso di elaborazione, in cui un embrione di speranza giace dormiente, ma non del tutto estinto.
Infrange senza riguardi la bolla opaca del lutto dove mi sono ritirata, al riparo dal desiderio e dalle sue complicanze. La mattina del 6 aprile, quattro anni fa, il dolore si è diffuso e ha riempito tutta la capacità disponibile, come i gas, è diventato la mia atmosfera, l’unico ossigeno respirabile. Non ho saputo provare altro, non mi sono distratta…
Quella città spezzata il cui grido, con le sue rovine e la disperazione degli abitanti, non tace la propria angoscia, attraversa le pagine di Bella mia e il racconto che nasce dalla voce della protagonista riesce a farci avvertire tutta l’inquietudine di una popolazione annientata dallo sgomento della morte, ma agitata dall’insopprimibile spinta verso la rinascita. E l’io narrante di questa donna – sconfitta e impigliata nella rete di un’immobilità emotiva che non sembra lasciarle scampo – ci mette a confronto con una trasformazione personale in cui emerge una ricostruzione dalle suggestioni potenti: ricomporre la propria identità e affrancarsi da un giogo che l’ha sempre voluta come l’altra, una sorta di satellite, di macchia indefinita vissuta all’ombra di una gemella, la cui presenza era tanto vibrante quanto lo è l’assenza.
Sono rimasta incastrata dietro, nel mio sacco, tra lei e i duri anelli d’osso della colonna vertebrale adulta. Ho finito il tempo alle strette, al buio, nel silenzio. Mia sorella intercettava e tratteneva per sé onde e influssi esterni… In famiglia volevo sempre riascoltare il racconto della nostra nascita, gli etti e i centimetri in più toccati a Olivia, la sua folta capigliatura a forma di elmetto e le poppate supplementari che conquistava a suon di vagiti insopportabili. Soddisfatta la mia poca fame, tornavo in culla e lei veniva riattaccata al seno per quella porzione di latte ulteriore che ho poi creduto più denso, più concentrato, anche più giallo. Da bambine indossavamo vestiti uguali di taglia diversa, sempre una in meno per me. Spesso ci chiamavano Olivia e la gemella o, peggio ancora, Olivia e l’altra.
«Il tuo nome è da regina e mette un po’ in soggezione, per questo non lo dicono» mi consolava nostra madre quando le chiedevo il motivo.
A lei l’autrice non dà un nome se non attorno alla metà del romanzo: è nel momento in cui il personaggio inizia a prendere coscienza di sé, del proprio esistere, del possedere un’anima – che pulsa e che è altro dalla sorella – che Donatella Di Pietrantonio le regala il dono di farla uscire da un anonimato spossante e  ferale, perché la scrittrice sa bene che il nome ci definisce, ci rende reali e ci apre alla pienezza della vita.

6 commenti Aggiungi il tuo

  1. CHIARA ROPOLO ha detto:

    devo leggere questa autrice, da come ne parli merita proprio

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    1. farfallapurpurea ha detto:

      Per me è una scoperta recente, ma mi è piaciuta molto

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  2. illettorecurioso ha detto:

    Non conoscevo questo libro prima di ieri. Me lo segno siccome l’Arminuta mi era piaciuto molto 🙂

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    1. farfallapurpurea ha detto:

      Generalmente quando scrivo una recensione inserisco sempre le note biografiche dell’autore e capita che siano presenti cenni alla bibliografia, per cui il titolo mi era già noto: anche questa una bella lettura.

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  3. almerighi ha detto:

    piace anche a me

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    1. farfallapurpurea ha detto:

      Mi piace che ti piaccia. Ora dovrei andare alla ricerca del romanzo d’esordio.

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