Malùra, Carlo Loforti

Titolo: Malùra

Autore: Carlo Loforti

Edito da: Baldini + Castoldi

Genere: Romanzo contemporaneo

Formato: Cartaceo/Ebook

Pagine: 273 (Cartaceo)

Voto: ♥♥♥♥ (4/5)

Descrizione: Uscito da un carcere palermitano dopo 13 mesi di custodia cautelare, Mimmo Calò, ex star di una trasmissione sportiva locale, non ha un piano, non ha un lavoro, non ha più una moglie. Ha solo una figlia, che però già a soli quattro anni sembra aver capito di doverlo odiare. In questo stato di crisi c’è però un’altra dolorosa frattura da sanare, anche se Mimmo non vuole ammetterlo: la fine del rapporto con il migliore amico Pier Francesco. Suo padre Pietro insiste ripetutamente perché i due facciano pace, preoccupato che anche il figlio possa distruggere un’amicizia importante come lui, più di quarant’anni prima, ha fatto con Fefè. «Se tu fai pace con lui, io faccio pace con quella cosa inutile», gli promette Mimmo, convinto che la cosa non possa verificarsi. Quando si accorge che il club di calcio che gli ha offerto un lavoro come allenatore è solo una copertura per attività illecite e si mette nei guai con dei criminali palermitani, l’ex giornalista decide di mollare tutto, togliere le tende per un po’ e accettare la proposta del padre: compiere un lungo viaggio alla volta della Calabria, per recuperare l’amicizia perduta con Fefè. Mimmo, invece, non sembra disposto a onorare la promessa fatta. Per intercessione del padre, però, il giorno della partenza si presenta anche Pier Francesco. I tre sono costretti a partire insieme a bordo di una Ritmo dell’88, per un rutilante viaggio attraverso una Sicilia rovente e sgangherata, alla ricerca di se stessi e del vero significato dell’amicizia, dell’essere padri e dell’essere figli.

L’autore

Palermitano, classe ’87. Ha scritto Suicidi d’onore (2013) e ha lavorato come autore per web e cinema. È stato tra i finalisti della XXVIII edizione del Premio Italo Calvino. Per Baldini + Castoldi  ha pubblicato Appalermo, Appalermo! e Malùra.



Recensione

FarfallaPurpurea

Sono pronto. Ora tiro indietro il collo e gli consegno per posta prioritaria il dolore più assurdo che abbia mai provato. Fermi di nuovo, perché c’è da fare uno sforzo d’immaginazione di quelli notevoli. Immaginate la mano di una madre che vi dà uno schiaffo. Uno schiaffo insignificante, lo sentite appena. Uno schiaffo da madre. Aggiungete le mani di altre dieci madri, tutte concentrate insieme in quell’unico schiaffo. Ecco, adesso immaginate tutte le madri del mondo che danno, tutte insieme, un’unica timpulata antica quanto la terra, madri frustrate perché i loro bambini continuano a sputare le verdure sui loro tappeti, madri che adesso si trovano davanti il cozzo di un bambino capro espiatorio su cui sfogare, tutte insieme, tutta la rabbia di tutte le madri di tutti gli universi paralleli e non.

La scrittura di Carlo Loforti ha la potenza comunicativa di una proiezione cinematografica in 4k: vivida e incisiva, non si ferma solo alle suggestioni, ma trova nella marcata attitudine a creare immagini il suo tratto più caratteristico e seduttivo. La sua è una prosa che ammutta e lo fa veramente: determinata ed energica avvince il lettore e riesce a coinvolgerlo con la forza di una rappresentazione che colpisce e solletica mentre rimanda a un mondo paradossale, ad avventure rocambolesche, a una commedia del vivere dal retrogusto tristemente amaro. E quando una prosa ammutta – e ammutta veramente – come fa quella dello scrittore palermitano,  allora è destinata a trionfare.

Un successo editoriale e di critica, iniziato con Appalermo, Appalermo!, lo porta tra i finalisti della XXVIII edizione del Premio Italo Calvino e ne conferma il talento con Malùra, secondo episodio delle avventure tragi-comiche di Mimmo – Domenico – Calò. Ed è nuovamente l’inconfondibile voce del suo protagonista ad accoglierci, e trascinarci, nel familiare, quanto improbabile, universo che è la sua esistenza. Un microcosmo di eventi, pensieri, emozioni, dal carattere eccessivo che in qualche modo assume la forma di un’indagine quasi sociologica: scava nelle miserie di chi – ogni giorno, nessuno escluso – combatte una battaglia impari contro i piani del destino e prova – con un’opinabile filosofia di vita – a sconfiggere i demoni di un’autostima minata, a trovare la giusta via per schivare il fallimento, a difendersi dai colpi delle persone care, o, per una volta, a giocare il numero giusto sulla ruota giusta. Mimmo vive in un mondo col quale non riesce a entrare in sintonia, i suoi sono movimenti sempre sfalsati: seguono un moto che, contravvenendo alle imprescindibili leggi che regolano l’equilibrio tra i pianeti, descrive un’orbita talvolta circolare, spesso spiraliforme ma MAI ellittica (Keplero docet😜) . E questa incapacità di allinearsi, adattare la velocità, ricalcolare la direzione, rende Domenico Calò l’inappuntabile e precisa concretizzazione di quella sintesi sadico-ironica che è la legge di Murphy.  Se qualcosa può andar male, andrà male.

Per i crea casini… ho sempre avuto una specie di personalissima attrazione fatale, me li ritrovo sempre misteriosamente vicino. Potrei affermare senza paura di smentita di avere vissuto in un mondo popolato perlopiù da personaggi creacasinopatici, un circo di individui che per tutta la vita ha cercato continuamente di mettermi nei guai. Genitori, fidanzate, sconosciuti, amici. Tutti inguaribili calamite di problemi che, alla fine, accollavano a me. Delle cose inutili non vale manco la pena parlare, perché quello sono e quello rimarranno nei secoli dei secoli amen. Quando ti ammali di inutilità, non è che guarisci. Ti conviene solamente aspettare che arrivi il giorno della tua morte, liberando finalmente i centimetri quadrati occupati sul pianeta.

È una beffa continua quella con cui si trova costantemente a fare i conti mentre, con ironia e autoironia , cerca di illudersi, di non guardare in faccia la realtà. Ride di sé insieme agli altri forse per non restare da solo, per non sentirsi emarginato. Un cavaliere della malùra in costante crisi, in perenne pericolo, ma che non sembra perdere la speranza riuscendo sempre a trovare il modo per risollevarsi; un antieroe dalle pretese modeste che nella sua ordinarietà identifica la propria rivalsa con le sconfitte altrui.

Se qualche deviato fosse interessato a trovare le motivazioni di quello che sono diventato, si imbatterebbe in tre eventi della mia vita apparentemente poco significativi: le volte in cui ho rivisto Davide Riccobono, Vincenzo Conigliaro e Franky Borraccia, rispettivamente il più fico di elementari, medie e superiori – pure se io, quelle, non le ho manco finite… pure se a scoppo ritardato e con qualche imprecisione, il Dio dell’approssimazione a cui io, a differenza sua, avrei sacrificato tutta quanta la mia vita, a distanza di anni mi aveva ascoltato e vendicato… È stato quello il giorno in cui ho capito che l’adolescenza se ne stava andando a fare in culo, finalmente. E che, alla fine, ero stato fortunato.

La comicità dei suoi pensieri, le delusioni, la caparbietà che lo spinge a rialzarsi ogni volta, avvia un richiamo empatico al quale il lettore non può sottrarsi; un filo invisibile te lo fa sentire vicino perché è anche un po’ tuo questo essere impreparati di fronte ai colpi di coda dell’esistenza. Così diventa impossibile non farsi prendere da uno slancio di tenerezza nei confronti di quest’uomo ingenuo, che, incapace di abbandonare l’innocenza fanciullesca, continua ad avere ancora fiducia negli altri e presta il fianco a ogni burla che la sorte gli riserva. Malùra, dunque, si traduce in un viaggio divertente e al contempo malinconico attraverso i luoghi fisici, e dell’anima, di un personaggio che, a dispetto dell’influenza di un ambiente ostile e lippusu, ha saputo, contro ogni pronostico, non perdersi totalmente. Accanto a lui Carlo Loforti ci farà ritrovare attori già noti, il padre, la moglie, la figlia, l’amico di sempre, che, insieme a nuove e strambe maschere, sapranno dare un tocco ancora più folle alle singolari vicissitudini di cui sarà protagonista.

Ma si può sapere dove stai andando?

Voi fate fare a me.

Proprio questo mi preoccupa.

Esce allo svincolo per Castelbuono senza che nessuno glielo abbia chiesto. Pier Francesco è tornato, più in forma e imprevedibile che mai. E sarà un viaggio lunghissimo, ve lo dico io. Mi sarei aspettato almeno un secondo passo da parte sua, un tentativo di chiarimento, prima che iniziasse a considerare che tutto fosse già chiarito. E invece no. Metto in pausa l’orgoglio. Lo faccio per il vecchio

Manco un’ora effettiva di autostrada e già stiamo facendo una seconda deviazione assolutamente inutile. Mi sembra la metafora perfetta di tutto quanto ‘stu periodo, la deviazione. Periodo che poi, dura più o meno da quando mi sono arrampicato fuori dalle cosce di mia madre, più di quarant’anni fa.

In questa ricerca alla conquista della direzione giusta, della serenità e delle amicizie perdute, Mimmo, raccontandosi con audace onestà, ha il potere incoraggiante della fiaba: addolcisce le nostre disgrazie e ci rinfranca; ci dà la l’ingannevole certezza – non che ci voglia molto – di essere più lungimiranti e accorti di lui. Domenico Calò è la nostra rivincita: ci fa stare bene. Consola e rassicura, riuscendo a farlo attraverso una narrazione vivace, accesa da un umorismo che sfrutta in pieno le prerogative argute e vigorose di una lingua come il siciliano; una lingua che non è solo parola, ma CULTURA, patrimonio che esplora e tratteggia, con fine sottigliezza, tutta una gamma di sentimenti, legami e sapori che contraddistinguono la terra che rappresenta.

5 commenti Aggiungi il tuo

  1. cuoreruotante ha detto:

    Tu sei troppo brava 😍

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    1. farfallapurpurea ha detto:

      E tu “troppo buona” ❤
      Grazie mille :*

      Piace a 1 persona

      1. cuoreruotante ha detto:

        È la verità 😘

        Piace a 1 persona

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