Capitolo 1: La dama bianca. Il potere delle armi sacre

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Capitolo 1

Kassandra era la secondogenita di re Medoro.

Era considerata la fanciulla più bella del reame con i suoi lunghi capelli nero corvino, i suoi occhi azzurri e la sua carnagione chiara, ma la cosa che più apprezzavano in lei, non era la bellezza. Infatti, Kassandra era dotata di un grande intelletto ed era molto saggia nonostante la sua giovane età. Suo padre molte volte si era rammaricato che non fosse lei l’erede al trono. Purtroppo, la legge stabiliva che solo il primo genito maschio era legittimato a diventare sovrano e Medoro, nonostante fosse il re, non poteva far nulla per cambiare le cose. I saggi del reame, che erano lì per far sì che le leggi dettate dagli dei fossero rispettate alla lettera, non lo avrebbero mai permesso.

Con grande dispiacere del re il suo primo genito, Eratre, era un ragazzo forte e coraggioso, ma non aveva una mente molto arguta. Era un guerriero valoroso e grazie al suo esercito aveva conquistato molti territori contribuendo a far diventare il regno di suo padre il più grande mai visto nella storia della loro famiglia. Era stato capace di difendere la capitale del regno da molti attacchi, rendendola, così, praticamente inespugnabile. Tanta gloria in battaglia aveva fatto sì che Eratre fosse molto amato dai sudditi che lo consideravano un vero eroe.

Ma la forza sarebbe stata sufficiente per governare un regno?

Quando Eratre nacque suo padre era felicissimo ed aveva grandi aspettative su di lui, ma purtroppo era chiaro già in tenera età che l’intelligenza non sarebbe stata la sua dote migliore e questo preoccupava non poco Medoro.

Come avrebbe potuto affidare il suo regno e i suoi sudditi ad uno così?

Governare non significava solo tenere a bada i nemici, ma era soprattutto un gioco di potere, politica e diplomazia cose che a suo figlio proprio non entravano in testa.

Kassandra sì che era adatta, ma, essendo una giovane principessa, il suo destino era quello di andare in sposa ad un giovane principe di un regno vicino per solidificare un’alleanza o per crearne una nuova.

Suo padre, però, avrebbe voluto mille volte trattenerla a corte come consigliere del futuro re.

Purtroppo, conoscendo il carattere testardo e orgoglioso di Eratre, sapeva che non avrebbe mai accettato una cosa del genere. Anzi, Medoro aveva il forte sospetto che il suo primo genito odiasse sua sorella proprio perché aveva capito che suo padre la preferisse a lui.

Ovviamente aveva sempre negato questa sua avversione e si era sempre sforzato di comportarsi come un bravo fratello, ma, fra i suoi vari difetti, c’era anche quello di non saper mentire.

L’attuale regina, Charlotte, era una donna alta e slanciata e dal suo portamento regale ed aggraziato si capiva subito che Kassandra avesse ereditato da lei la sua bellezza. Quando era giovane era così bella che Medoro, quando era solo un giovane principe, aveva letteralmente perso la testa per lei tanto che volle a tutti costi che diventasse la sua sposa nonostante fosse solo una serva. Suo padre si oppose con tutte le sue forze a queste nozze perché per lui era inconcepibile che un futuro re sposasse una sguattera.

Il re fece di tutto per far sì che suo figlio cambiasse idea proponendogli in moglie ogni nobildonna del reame e addirittura ogni principessa in età da marito dei regni vicini e lontani. Ma Medoro non volle sentire ragioni, disse a suo padre che se non avesse potuto sposare la sua Charlotte, sarebbe rimasto solo per il resto della sua vita.

Tale testardaggine stava per costare a Medoro la successione al trono proprio perché un re senza una regina non poteva esistere, era necessario che il futuro re fosse sposato in modo da garantire il proseguimento della stirpe reale. Proprio nel momento in cui suo padre stava per dichiarare come erede al trono suo fratello Mefistore, una grave malattia lo fece morire prematuramente facendo sì che Medoro salisse sul trono senza alcun problema.

Tutto questo non andò giù a Mefistore, che da tempo conosceva l’intenzione di suo padre di nominarlo erede al posto di suo fratello. Purtroppo, per lui non fece in tempo a rendere la sua decisione ufficiale e non avendo prove di tutto questo i saggi non poterono far altro che incoronare Medoro come diceva la legge sacra.

Una volta divenuto re la prima cosa che fece Medoro fu quello di sposare la donna che amava. Per fortuna Medoro era un grande re e anche Charlotte era una regina che aveva mille doti positive molte delle quali anche nascoste. Era una donna con molti segreti che custodiva gelosamente per il suo bene e quello dei suoi figli.

Secondo le leggi sacre nel regno era bandita la magia proprio perché le creature magiche, con le loro doti, venivano considerate un grave affronto alle divinità che erano le uniche creature che potevano avere poteri sovrannaturali e nessuno poteva essere pari o superiori a loro.

Per questo motivo chiunque avesse poteri magici veniva condannato a morte. Sfortunatamente Charlotte era la figlia di un potente druido che, per sfuggire alla condanna a morte, era scappato in un luogo segreto dove fece perdere le sue tracce.

Charlotte, dal giorno della sua fuga, non seppe più nulla di lui e per non ricevere la stessa condanna che era stata data a suo padre, cambiò nome e per nascondere la sua vera identità si abbassò a fare la serva presso la corte del re.

Fece qualsiasi cosa per non farsi notare da nessuno, cercando di apparire come una ragazza come tante in modo da passare in osservata e condurre una vita serena e tranquilla. Purtroppo, per lei era una ragazza speciale e Medoro capì subito che in lei c’era qualcosa di più.

Charlotte non voleva diventare la moglie del re perché aveva paura che qualcuno un giorno scoprisse il suo segreto, ma quando Medoro salì al trono e la scelse come sua sposa non potette rifiutare.

Con il tempo aveva imparato a conoscere e ad amare l’uomo che aveva sposato, ma non passava giorno che non vivesse nel terrore di commettere un passo falso e di essere scoperta. Ma, la sua paura più grande era che uno dei suoi figli avesse ereditato le sue doti speciali e pregava ogni giorno che questo non fosse accaduto. Per il momento sembrava che le sue preghiere fossero state ascoltate.

Nello sfortunato caso in cui qualcuno avesse scoperto il suo segreto o che uno dei suoi figli avesse ereditato i suoi poteri e, non preparato alla cosa, si fosse fatto scoprire, le leggi sacre erano molto chiare a riguardo: ogni creatura magica, qualunque fosse il suo lignaggio, sarebbe stata condannata a morte e neanche l’intervento del re avrebbe potuto salvarli.

Aron era il gran maestro ed era a capo del consiglio dei saggi. Da come si comportavano era chiaro che quest’ultimi non avessero una loro opinione, ma che pendessero dalle sue labbra e facessero e dicessero tutto ciò che lui volesse. Aron era un uomo dalle umili origini.

Era figlio di contadini, ma fin da piccolo si dimostrò diverso dai suoi fratelli. Nonostante fosse il più piccolo era quello più scaltro e non accettò mai quella vita di fatiche e sacrifici a cui sembrava essere destinato.

Ormai adolescente, Aron riuscì a convincere tutti di essere in grado di parlare con le divinità e questo fece sì che fosse allontanato dalla sua famiglia e condotto al grande tempio dove fu istruito fino a diventare gran maestro. Divenne in questo modo un uomo molto potente ed alcune volte le sue parole avevano più importanza di quelle del re, perché quando le divinità parlavano attraverso Aron anche Medoro doveva abbassare la testa e obbedire.

Ma, nonostante avesse un potere cosi grande ad Aron non bastava. Era l’eterno insoddisfatto e voleva sempre di più. Quello che bramava più di tutto era di salire sul trono. Con il potere della corona e con il volere degli dei dalla sua parte nessuno avrebbe potuto più ostacolarlo e per il regno e per i sudditi sarebbe stato lui stesso una divinità.

Ma, nonostante fosse un uomo molto scaltro, non aveva ancora capito come impossessarsi del trono e questo lo faceva essere sempre più impaziente e sempre più agitato. Charlotte aveva capito fin dall’inizio le sue intenzioni, ma accusare senza prove il gran maestro non era una mossa molto saggia neanche per la regina.

L’unica cosa che potesse fare era stare all’erta.

Subito dopo l’incoronazione di suo fratello, Mefistore decise di lasciare il regno. Aveva anche provato a convincere i saggi che la volontà di suo padre era un’altra, ma purtroppo per lui nessuno volle dargli ascolto.

Suo padre era morto senza rendere ufficiale la sua decisione e la legge sacra era chiara l’erede al trono era il primo genito maschio a meno che costui non avesse avuto un comportamento indegno e tale affronto avesse costretto l’attuale re a far succedere un altro dei suoi figli.

Non esisteva nessuna legge scritta che impedisse a Medoro di sposare una serva era solo una cosa che infastidiva suo padre perché voleva che il sangue reale rimanesse puro, quindi, anche se il re avesse reso palese la sua intenzione di diseredare Medoro e nominare re Mefistore, questo non sarebbe stato possibile.

Purtroppo, Mefistore non voleva sentire ragioni. Sapeva che suo padre voleva che lui salisse al trono e quindi aveva passato il resto della sua vita in un’altra corte a meditare come avrebbe potuto riprendersi di ciò che, secondo lui, gli fosse stato ingiustamente tolto. Era consumato dall’odio e dal rancore verso suo fratello e verso la sua indegna sposa. Medoro, dopo che aveva lasciato la corte del re, non aveva più saputo nulla di lui. Non sapeva in quale regno avesse trovato rifugio o se fosse vivo o morto.

Quando se ne era andato aveva giurato vendetta e nei primi anni del suo regno Medoro era stato sempre allerta, ma dopo un po’ aveva pensato che le minacce del fratello erano solo parole dettate dalla rabbia del momento e che in realtà erano vuote e prive di fondamento.

Anzi, nel corso degli anni aveva sperato che, passata la rabbia iniziale, Mefistore avesse capito che nessun torto gli fosse stato arrecato e che il fatto che loro padre gli avesse detto che era lui che doveva salire al trono erano promesse prive di fondamento. Per anni Medoro aveva sperato che suo fratello tornasse a casa e che prendesse il posto che gli spettava al suo fianco come consigliere del re.

Purtroppo, gli anni passavano ma di Mefistore nessuna traccia. Aveva mandato i suoi uomini a cercarlo in tutte le terre conosciute, ma sembrava come se fosse stato inghiottito dalla terra.

Dopo anni di vana ricerca Medoro aveva rinunciato a veder realizzato il suo sogno di riavere con sé suo fratello. Mefistore, però, non era morto, come molti pensavano. Aveva cambiato nome e si era alleato con un re che da sempre era nemico della sua famiglia. Aveva provato più volte a riconquistare ciò che era suo, ma Eratre, con il suo potente esercito, glielo aveva sempre impedito.

Il suo sciocco nipote non aveva mai capito con chi stesse lottando. Era talmente stupido e pieno di sé che pensava di aver sconfitto un nemico come tanti senza capire che quello che si era messo contro di lui era il suo stesso sangue. Nonostante le innumerevoli sconfitte riportate, Mefistore non si era mai arreso ed era certo che prima o poi avrebbe trovato il modo di avere ciò che tanto bramava. Col passare del tempo il re, che gli aveva dato rifugio, era morto e, non avendo figli, lo aveva nominato suo erede.

Mefistore aveva finalmente una corona sulla sua testa, ma questo non gli bastava. Per lui, sapere suo fratello seduto su quel trono con accanto quella donna, era un’offesa troppo grande alla memoria del suo amato padre, offesa a cui avrebbe a tutti i costi posto rimedio. Erano anni che non attaccava più il regno perché stava aspettando solo il momento propizio, il momento in cui, sentendosi ormai al sicuro, avessero abbassato la guardia. Dopo anni di pace nessuno si sarebbe aspettato che la guerra fosse dietro le porte e presi i suoi nemici alla sprovvista, Mefistore avrebbe finalmente vinto.

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