Spiral, Monica Lombardi

Spiral (GD Team #3)Titolo: Spiral (GD Team #3)

Autore: Monica Lombardi

Edito da: Emma Books

Collana: Romantic Suspense

Serie: GD Team

Data di uscita: 01-01-2015
Genere: Romanzo contemporaneo
Sottogenere: Romantic suspense
Formato: Digitale
Lunghezza: 299 pag.
Descrizione:  Ariel Levy, detto Digger, ha sempre difeso la sua privacy anche dagli altri membri del Team: non è una scelta, è qualcosa che deve fare. La sua famiglia è stata smembrata, due volte, e ora Digger teme che anche quella sorella che, da bambina, teneva il suo cuore tra le mani, possa essere in pericolo. David G. Langdon rientra alla base dopo gli eventi che hanno sconvolto la vita della sua Alex. Il Team è ancora alla ricerca dell’Olandese, sospettato di essere il responsabile dell’attentato in cui anche GD ha rischiato la vita. L’uomo finora senza volto si è macchiato di un nuovo delitto, ma continua a scivolare tra le maglie della rete che il Team cerca invano di stringere attorno a lui, rimanendo nell’ombra. I misteri attorno al Team si infittiscono. Per avere risposte, GD dovrà ancora una volta cercare nel passato, nel suo passato, e trovare nel presente alleati preziosi: una donna sopravvissuta a stento ai suoi due uomini, un soldato in cerca di un modo per curare una ferita forse insanabile. Il mondo del Team è pericoloso, ma può risolvere, può sanare.
Serie: GD Team
Nicky: #0.5  Novella
Vertigo: #1 Romanzo
Free fall: #2 Romanzo
Alex: #2.5 Novella
GD Team – La guida
Spiral: #3 Romanzo
Miriam: #3.5 Novella
Hard landing: #4 Romanzo

Prologo

Nei pressi di Tel Aviv, maggio 1994
«Vuoi sposarti, Ariel?­»
La domanda lo distolse dai segni che stava tracciando nella sabbia con un bastoncino. Lettere e simboli erano iniziati come un’equazione, poi erano diventati altro, non sapeva neanche lui bene che cosa.
«Sono troppo giovane» rispose, fermando il bastoncino e dondolando appena sui piedi su cui era accucciato.
«Non intendevo ora. Quando sarai grande.»
Ariel Levy alzò gli occhi su quelli azzurri che lo fissavano. I raggi del sole brillavano dorati tra i capelli mossi dalla brezza, e per un attimo gli sembrò di essere seduto accanto a un angelo. Solo per un attimo, perché l’espressione che aveva di fronte non era certo angelica. Le labbra rosa piegate in una smorfia, lo sguardo tra l’esasperato e l’incredulo, sembrava che sua sorella si stesse sforzando di avere tanta pazienza con lui. Ariel sorrise. Deborah aveva compiuto da poco sette anni e la prima cosa che gli aveva fatto notare quando era arrivata, la sera prima, era che in quel momento avevano solo sette anni di differenza. Un momento si poneva come sua pari, l’altro gli faceva il solletico e si faceva coccolare da lui chiamandolo “fratellone”. Deborah era mutevole come il cielo, un affascinante mix di contraddizioni, nessuna bambina era come lei. Dio, quanto gli era mancata.
«Non lo so, Deb.»
Spostò lo sguardo verso la riva, dove Irina stava camminando. Era arrivata quasi in fondo alla spiaggia e ora stava tornando verso di loro. Ariel non riusciva a vederne l’espressione, ma non aveva ragione di credere che fosse diversa da quella che aveva quando erano arrivati lì, in macchina dall’appartamento di Tel Aviv e poi a piedi, per l’ultimo pezzo. Una spiaggia fuori mano, appartata, dove venivano spesso a giocare, a fare il bagno o a prendere il sole. Un luogo che aveva marcato la loro infanzia e che lui e Deb adoravano. Quando Deb era più piccola li aveva accompagnati anche suo padre, qualche volta. Ora erano anni che non ci veniva più.
Irina e Deborah erano state dai nonni di Mosca per quattro lunghe settimane. Ma a quattordici anni Ariel non era più un bambino e sapeva che quella non era stata una vacanza come le altre. Aveva sentito Irina e suo padre discutere, la sera prima, e ora la sua matrigna era triste. Stava cercando di salvare quel matrimonio, forse per se stessa, forse per Deb, Ariel non lo sapeva. Ma sapeva che suo padre non le stava rendendo le cose facili. Aaron Levy non rendeva mai le cose facili, a nessuno.
Ariel amava suo padre. Era un uomo forte, sembrava quasi incrollabile. Sapeva che aveva un lavoro importante, che quando era lontano da casa faceva cose importanti, forse anche pericolose. Prima che Irina entrasse nella loro vita, negli anni bui dopo la morte di sua madre, Ariel aveva passato gran parte del tempo con la zia Sarah. Aspettando ogni volta il ritorno del padre e quei pochi momenti che, ogni tanto, riusciva a passare con lui. Poi, un giorno, Aaron Levy era tornato a casa con una donna bionda talmente bella da sembrare un angelo, che per Ariel era stata, da subito, se non una madre un’amica e una compagna di giochi. E che, pochi mesi dopo, aveva partorito un minuscolo esserino urlante che l’aveva dapprima terrorizzato, poi aveva afferrato il suo cuore nelle sue minuscole manine e non l’aveva mai più lasciato andare.
Era stato un bel periodo, in cui erano quasi riusciti a essere una famiglia. All’inizio Ariel non aveva neanche capito quanto fosse giovane Irina, che aveva compiuto vent’anni poco dopo aver messo al mondo sua sorella. Per lui era una donna, era “grande” e basta, un sostituto della figura materna scomparsa troppo presto dalla sua vita. Aaron era spesso via, e all’inizio avevano festeggiato i suoi rientri con grande fanfara. Poi sempre meno. Il sorriso dell’angelo biondo si era fatto più raro e Ariel si era rifugiato negli studi e nell’affetto incondizionato che la piccola Deborah gli donava.
Ora che aveva l’età per capire si vergognava di quanto fosse stato egoista: il rafforzarsi del legame tra i due fratelli non aveva fatto altro che accrescere la solitudine di Irina. Forse per questo ora voleva trasferirsi a Mosca. E avrebbe portato il suo piccolo sole con sé.
«Io mi voglio sposare. Ma dovrà essere un uomo forte. Grande e forte come te.»
Il sorriso di Ariel si allargò e, prima che potesse accorgersi delle sue intenzioni, Deborah schizzò in piedi e gli volò tra le braccia, facendolo barcollare e cadere all’indietro nella sabbia.
«Mi sei mancato tanto, Arry» sussurrò contro la sua spalla, usando il nomignolo con cui lo chiamava quando era più piccola e non era capace di dire correttamente il suo nome.
Ariel se la strinse al petto, il viso solleticato dai suoi capelli, aspirandone il profumo, colpito da un’improvvisa angoscia al pensiero che la loro famiglia stesse per disgregarsi in modo definitivo.
«Anche a me, tanto, Deb.»
E gli sarebbe mancata ancora di più in futuro. La sua vita senza quel piccolo sole sarebbe tornata a essere un monotono susseguirsi di giornate buie.

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