Malanottata, Giuseppe Di Piazza

Titolo: Malanottata

Autore: Giuseppe Di Piazza

Edito da: HarperCollins Italia

Genere: Romanzo contemporaneo

Sottogenere: noir

Formato: Cartaceo/Ebook

Pagine: lunghezza di stampa 283 p.

Voto: ♥♥♥♥♥ (5/5)

Descrizione: È una primavera ancora fredda, quella del marzo siciliano 1984. In un angolo di un quartiere residenziale di Palermo viene trovata, buttata vicino a un mucchio disordinato di foglie di magnolia, una donna in fin di vita. È stata orribilmente sfigurata con l’acido e picchiata selvaggiamente, ma ancora respira. Non è una donna qualsiasi, è la escort più famosa della città, Veruska, una cecoslovacca arrivata in Italia per far fortuna, con il mito di Raffaella Carrà. Bella come il mare tiepido sul corpo nudo. Libera come un vento che non sopporta confini. Forse troppo. Leo Salinas, detto Occhi di sonno, giovane giornalista alle prime armi, è l’unico presente nella redazione del quotidiano più importante della città quando arriva la notizia. Poco più che ventenne, acuto osservatore, molto sensibile al fascino femminile, il volto costantemente segnato dalle poche ore di sonno, Leo sa che deve correre per accaparrarsi l’esclusiva per il giornale. Schizza in Vespa fino all’ospedale, giusto in tempo per vedere Veruska morire portandosi il nome dell’assassino nella tomba. Ma chi può avere avuto il coraggio di massacrare la ragazza più amata della città? Amante di boss, nobiluomini, rampolli borghesi. Tutti inconsolabili come vedovi. Tutti convinti di essere ricambiati nel loro amore. Ma è un delitto passionale oppure di mafia? Occhi di sonno comincia a indagare, ma non è semplice, perché le ultime ore di Veruska sono avvolte nel mistero e tutti gli indizi portano a dei vicoli ciechi. O forse a una verità che nessuno vuole vedere.

L’autore parla si sé

About me

 

 



Recensione

Maryella B.

«Non si può amare una puttana.»

«Che ne sai?»

«Lo so.»

«Il tuo è un pregiudizio.»

«Paghi e lei dice di amarti. Questa è una certezza, non un pregiudizio.»

«Veruska non era così.»

Noir dalle atmosfere tenui e seduttive, Malanottata, ultima prova letteraria di Giuseppe Di Piazza, pur conservando la consistenza acre del genere, sconfina – ma senza concretizzarne in pieno le prerogative – nell’indagine gialla e soprattutto sceglie di addentrarsi in quel groviglio emozionale, forse più rassicurante e suggestivo, rappresentato dalla dimensione interiore dei personaggi che ne calcano le scene. Illusioni. Sogni. Amore. Possesso. Relazioni. Sono questi i nodi emotivi che racchiudono l’essenza del romanzo: vengono indagati dallo sguardo attento dell’autore e decodificati da una scrittura consapevole, capace – oltre a farsi interprete delle miserie quanto dei moti più virtuosi dell’animo umano – di far  respirare le emozioni vissute dalla Palermo del 1984 e degli anni vicini a questa data. Dialoghi curati e credibili ci introducono nel cuore lacerato e vibrante di una città che non si accontenta di essere semplice comparsa ma recita un ruolo da comprimaria lungo tutte le pagine del libro: se ne colgono i tormenti e le passioni che si intersecano con gli affanni e le aspirazioni di chi, come lo stesso scrittore, in quella primavera ancora fredda, vuole conquistare il proprio posto nel mondo.

La narrazione si svolge su più piani temporali, assumendo per ognuno voci e forme di racconto differente: una ricostruzione dei fatti da angolazioni diverse che confluiranno offrendoci una rappresentazione completa della storia. Leo Salinas ci accompagnerà all’interno di una parte degli avvenimenti, quelli che lui stesso sta vivendo; un viaggio, il suo, che oltre che inchiesta investigativa è cronaca personale e intima delle vicende – anche e soprattutto interiori – che lo coinvolgono: una lente d’ingrandimento impietosa e senza filtri, pronta a coglierne in egual misura vizi e virtù, passioni e speranze, certezze e dubbi.

Qualche giorno prima, al mattino presto, l’avevo vista in soggiorno con il pigiama di ****** addosso, completamente sbottonato. Io stavo uscendo dalla mia stanza, già in ritardo alle sei e cinquanta. Non so cosa facesse in piedi, ma mi sembrava abbastanza padrona di sé, tanto da decidere di non accostare i lembi del pigiama e lasciarmi studiare, per alcuni secondi, il suo seno perfetto.

Poi mi aveva detto: «Ciao, Leo, hai visto Le notti bianche? L’avevo lasciato sul divano…».

Avevo alzato le spalle, mi ero girato ancora una volta verso di lei ed ero filato via lanciando un bacio nel niente dell’aria. Soltanto sulla Vespa il mio cuore era tornato a sessantacinque pulsazioni al minuto.

L’io narrante di Occhi di sonno, mentre si confronta con una gamma di sensazioni e scoperte spiazzanti, alternerà la propria voce con quella dei momenti che precedono e porteranno alla fine delle aspirazioni di Veruska, inaspettatamente ritratta nella semplicità dei desideri e  azioni di una normale ragazza di quell’età. Donna di piacere ma soprattutto di sentimento ha il cuore disincantato di chi si lascia trascinare dalla fantasia e dalle ingannevoli promesse di un paese conosciuto solo attraverso la tv e Giuseppe Di Piazza ce ne restituisce l’immagine vivida di una giovane che sa regalare sogni d’amore. Nessuna illusione, però: gli uomini che la ricorderanno avvertono solo la concreta certezza che con lei non venivano condivisi solo brevi momenti di godimento mercenario. Diversa dalle altre puttane. Rimpianta dai suoi amanti. Vittima di un mondo che non fa per lei. Questa è Veruska.

Le sue labbra avevano una quantità di melanina innaturale. Cosicché erano color lampone senza bisogno di rossetto. Le sporse in avanti come per indirizzarsi un bacio, e lo specchio le restituì il disegno di un fiore, la sua bocca. Veruska voleva soltanto contemplarsi alla luce bassa della sera. Aveva tempo per sé, non pensava di leggere, aveva soltanto voglia di scrivere qualche appunto sugli ultimi giorni. Il diario era nel cassetto in alto a sinistra del mobile tuttofare. Lo tirò fuori e lo accarezzò come fosse un cucciolo.

E insieme a Leo e alla sfortunata escort sfileranno una varietà di tipi umani, ognuno dei quali saprà dare colore e intensità al cammino coinvolgente ma  amaro tracciato da Malanottata; ulteriori misteri complicheranno il percorso verso la verità trascinandoci in un copione dai contorni malinconici e riflessivi che se da un lato, come per ogni noir che si rispetti, sottrae al lettore gli irrinunciabili appigli consolatori, dall’altro sa ripagarlo concedendogli l’opportunità di conoscere se stesso attraverso le vite e le follie altrui.

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