Ci ho provato anch’io #2

Destiny’s Love

Romanzo a puntate di Darkcat e Purple Destiny

(Cap. 10. Inedito)

images (32)― Tu non la racconti giusta!

Lucy si girò. La sua coinquilina, nonché amica, la fissava dritta negli occhi con aria di sospetto. Di rimando aggrottò la fronte e fece una smorfia con la bocca, come a dirle che non sapeva di che stesse parlando.

― Sei strana… ― continuò Destiny. Poi parve ripensarci ― Cioè… non è esattamente così. Tu sei sempre strana. ― concluse, lanciandole quell’affettuosa accusa.

― Non credo di essere più strana del solito. ― le rispose, sulla difensiva.

― Oh, sì! Sì, che lo sei! ― Destiny, ormai, era sul piede di guerra. Non avrebbe mollato. Per un attimo rimase in silenzio come a riflettere, poi riprese, decisa a non mollare la stretta.

― Dimmi cosa stai facendo?

Lucy la guardò quasi sorpresa. ― Secondo te? ― rispose con la solita aria di innocente inconsapevolezza.

― Stai preparando il caffè! ― Destiny lo affermò con un tono che era a metà strada fra accusa e stupore.

― E dunque?

― E dunque? ― Non riusciva a crederci. Quando ci si metteva Lucy sapeva essere davvero snervante. Ma la cosa più incredibile era che in quell’istante, come in altri, lei realmente non si rendeva conto. Le sue azioni parlavano per lei. Era trasparente. Soprattutto per chi la conosceva bene.

― Sì, dunque? ― affermò Lucy sfidando l’amica a continuare. Le mani sui fianchi si fermò un secondo per riprendere con la solita inarrestabile foga. ― Vorresti forse accusarmi perché sto facendo una cosa che milioni di persone, in tutto il mondo, e non solo, ― sottolineò, calcando la voce sul “non solo” ― compiono ogni mattina a questa stessa ora? ― concluse con aria di trionfo, nemmeno avesse spiegato un indimostrabile assunto matematico.

― Certo. ― Destiny cominciava a esasperarsi ma con Lucy era impossibile non cedere al sorriso. Si poteva solo volerle bene. Il fatto era che lei era convinta di quanto affermava. Il più delle volte non si accorgeva della contraddittorietà che veniva fuori dalla combinazione fra le parole e le azioni.

― Una cosa che milioni di altre persone stanno di sicuro compiendo, e compiono, e compiranno, senza dubbio, ogni mattina fino alla fine dei tempi. Ma una cosa che se la fai tu… ― fece una pausa per dare maggiore solennità alle proprie parole ― Sono sicura che la fine del mondo è vicina. ― esclamò quasi allarmata.

Era quello che aveva pensato, pochi minuti prima, appena entrata in cucina. Lucy universalmente nota come colei che odiava il caffè, e ancor più odiava prepararlo, si trovava alle prese con una moka. Impegnata nel compiere la tanto disprezzata attività. Con una certezza sconcertante aveva sempre asserito che avrebbe preferito essere deportata e condannata ai lavori forzati piuttosto che essere costretta a preparare un caffè. E Destiny, che la conosceva ormai da anni, aveva imparato che la sua era un’affermazione assolutamente vera. E, proprio perché tale era la prova inconfutabile che qualcosa non andava per il verso giusto. Vedere Lucy che preparava un caffè equivaleva a dire che l’ordine naturale delle cose si era sovvertito. Destiny non sapeva se esserne più divertita o preoccupata. Ma, probabilmente, era il caso di preoccuparsi, concluse sconcertata.

― Non ti seguo… ― continuava a fare la gnorri. ― Da quando hai incontrato il tuo David non riesci più a fare un discorso coerente.

Destiny rimase per un momento spiazzata.

Tipico di Lucy rivoltare la frittata a proprio favore.

Ma il fatto era che quello che le aveva detto corrispondeva a verità. Da quando David era entrato nella sua vita il caos era diventata la condizione perenne in cui la sua mente viveva. Per non parlare del suo corpo traditore che aveva una memoria troppo lunga e non dimenticava mai le sensazioni provate in sua compagnia.

Caos e confusione, proprio quello di cui non aveva bisogno. Si chiese perché mai nella vita non esistesse una clausola come quella dei contratti o degli abbonamenti. Sì, un bel diritto di recesso era quello che ci voleva. Se ne sarebbe avvalsa ben volentieri. Peccato che non bastasse scrivere una semplice raccomandata per liberarsi da certe obbligazioni vincolanti.

Tirò un respiro, cercando di ritornare al discorso che le premeva. ― Stiamo parlando di te, non di me. Devi ancora spiegarmi cosa giustifica quello che stai facendo in questo momento. ― tornò all’attacco, più che decisa a far confessare l’amica.

― Oltre che svanita, mi sembra che tu abbia anche qualche problema di vista. ― le rispose Lucy piccata. Ma Destiny seppe riconoscere nella sua voce una vena di malinconia. Allora allungò la mano e le tolse la caffettiera dalle mani, poggiandola sul piano della cucina. Lucy, cedette docilmente e d’improvviso si girò dandole le spalle.

― Oh, Lucy. Sai che per me sei un libro aperto e vederti così… ecco… ― non sapeva quasi che dire ― vederti così mi fa stare male. So che c’è qualcosa che non va… ― aggiunse con dolcezza, non riuscendo più a continuare.

― Non c’è niente che non vada… ― replicò risoluta ma poi, prima di riprendere, le sue spalle si afflosciarono e qualcosa sembrò cedere. ― Non c’è niente che non vada. Nessun problema. Forse sono io ad avere qualcosa che non va. ― Lo sconforto e la tristezza delle sue parole scosse Destiny. Impotente di fronte all’abbattimento dell’amica.

― Non dire così, non c’è niente che non vada in te e non capisco chi o cosa ti abbia convinto del contrario. ― Voleva rassicurarla. Non sopportava di vederla così avvilita e disperata.

― Sto cercando di uscirne. Voglio solo dimenticare.

Destiny si allarmò. ― Lucy, cosa ti è successo? ― la costrinse a voltarsi ― Ti hanno fatto qualcosa?

― No, Destiny. ― negò risolutamente. ― Sai bene che per questo basto solo io. Sono sufficiente da sola per farmi del male. ― esclamò con sincerità disarmante.

― Lucy… ― Destiny sentì una grande tenerezza per quell’amica che in quel momento si stava accanendo contro se stessa. ― Non dirmi che ti stai ancora flagellando per quella storia col tuo collega. Non è stata colpa tua. Come avresti potuto immaginare che ti stesse ingannando in quel modo.

Lucy non le rispose. Odiava ingannare l’amica e farle credere ciò che non era. Sei una grande codarda! le sussurrò la sua coscienza impietosa. Sì, e allora?, lo era. Ma talvolta non c’era niente di disonorevole nella fuga, se quella serviva alla salvezza. E in quel momento non riusciva a immaginare via migliore da percorrere. Si vergognava e non voleva che l’amica pensasse male di lei. Ma ciò che la faceva più soffrire e la portava ad odiare se stessa era che non riusciva a liberarsi dal desiderio di rivedere di nuovo quell’uomo. Era ossessionata da lui, e si disprezzava per questo.

― Oh, tesoro… ― Destiny, interpretando il silenzio di Lucy come un’ammissione, era allo stesso tempo sollevata e dispiaciuta. Aveva creduto che, di recente, fosse accaduto qualcosa all’amica e questo l’aveva preoccupata parecchio tuttavia non era felice che lei continuasse a tormentarsi per un individuo che non meritava nemmeno due secondi della loro considerazione. ― Forza, smettila di rimuginarci su. Ti offro una bella camomilla. ― le sorrise, cercando di rincuorarla. E si diresse verso l’anta in cui tenevano le tazze, prendendone una.

― Senza zucchero. ― le rispose Lucy, con un sorriso nella voce. ― Una camomilla è la risposta a ogni problema. Non mi spiego questa insana passione di alcuni per certe bevande scure. ― Fece uno sforzo per far credere che la tempesta fosse passata.

― Ciò che non mi spiego è come mai la scienza erboristica annoveri la camomilla fra le piante con effetto sedativo. ― scherzò Destiny, cercando di alleggerire l’atmosfera malinconica di pochi minuti prima.

― Blando… ― precisò con pedanteria Lucy. ― Blando sedativo.

― Blando? Io rivedrei anche questa certezza. Di certo su di te non ha alcun effetto, neanche lieve. ― fece una piccola pausa ― Anche se in realtà visti i litri che ne consumi ormai il tuo organismo è assuefatto e dunque immune alla sua azione.― affermò con convinzione. ― E blando non è un aggettivo che potrei mai pronunciare in una frase che comprenda te e la parola effetto.― aggiunse, giusto per la precisione.

― Non so se sentirmi offesa o lusingata.

― Credo tu debba sentirti lusingata. Tremendamente, irrimediabilmente, lusingata. In te non c’è niente che sia vagamente discreto o blando.

― Non credo che tu stia migliorando la… ―  Si interruppe, sentendo un cellulare che squillava.

Destiny, si allontanò a malincuore, le piaceva quando avevano questo scambio di battute. Amava stuzzicare Lucy e sapeva che quello era l’unico modo per riuscire a scuoterla o distrarla. Prese il telefono che aveva distrattamente poggiato su una mensola e, subito, ebbe un tuffo al cuore. Le tremavano le mani.

― Oddio! ― Esclamò a voce alta. ― È lui! ― gridò rientrando in cucina, dove Lucy era rimasta a continuare la colazione.

― Lui chi?

― Ma lui… Lucy, per favore non fare la tonta. ― Sembrava in preda a un attacco isterico. ― Lui, c’è un solo lui! 

 

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