Ci ho provato anch’io #1

Destiny’s Love

Romanzo a puntate di Darkcat e Purple Destiny (estratto cap. 9)

Sì, pensavo di essere stato chiaro. —

Chiuse il ricevitore con foga. Forse troppa foga, sospettò, accorgendosi che la sua assistente, sempre fredda e distante, sussultava in modo impercettibile ma quasi eccessivo per una come lei che aveva fatto dell’indifferenza e della padronanza di sé una vera arte.

Se è tutto signore, io andrei. — Aveva riacquistato il solito aplomb.

Certo, vada pure. —

La osservò mentre rigida e impettita abbandonava l’ufficio e si chiese se una donna come Miss Turner avesse mai perso il controllo. Una smorfia ironica gli apparve sulle labbra. Probabilmente, no. Sicuramente, no! I suoi occhi erano troppo spenti. Non brillavanoScosse la testa. Ma cosa gli veniva in mente? Continuava a torturarsiOrmai si guardava in giro solo con una speranza. Rivedere quella luce particolare che lo aveva stregato. Fissò lo sguardo sulla porta che si chiudeva. Un impercettibile clic. Discreto e controllato. Dio, stava diventando matto! In tutto c’era qualcosa che lo spingeva a ricordarsi di lei. Osservava le altre donne e tutte gli sembravano così insipide. Anonime…

Si spinse contro la poltrona e allungando il braccio aprì il primo cassetto della scrivania. I suoi occhi si posarono su un’impalpabile sciarpa di seta. Rosa shocking. Tipico. Nulla che passasse inosservato poteva appartenerle. Espirò profondamente sentendosi ebbro. L’eccitazione stava tornando. Come se l’avesse mai abbandonato! Il ricordo della donna che l’aveva smarrita lo investì con un impeto che fece accrescere ancora di più, quasi che fosse possibile, la smania che lo stava prendendo. Ogni sensazione era vivida e la avvertiva come se tutto stesse riaccadendo proprio in quel momento. Ne percepiva tutte le sfumature. Il sapore. Il  profumo. Inconfondibile. Indimenticabile.

 Il fuoco che aveva avvertito toccando le sue labbra ardeva ancora. Misto all’euforica esaltazione che l’aveva assalito quando l’aveva stretta a sé. A quel punto tutta la rabbia e la frustrazione erano svanite. Unico tormento la voglia di lei. Di quell’angelo biondo dal temperamento di una gatta selvatica. Una forza violenta e irresistibile l’aveva come costretto a trattenerla. Avido. Assetato si era avventato su quella bocca.  E la risposta dei suoi seducenti sussurri l’avevano sconvolto

Poi si era allontanata da lui. Le mani poggiate sul suo petto a spingerlo indietro. Gli era parsa così fragile. Così vulnerabile. Le labbra gonfie, il viso rosso e gli occhi lucidi erano stati un mix fatale per i suoi sensi già messi a dura prova da quel corpo sinuoso che gli era venuto contro. Forse non se n’era nemmeno resa conto quando si era appoggiata a lui. Gli si era spinta contro e avvicinato le labbra alle sue in un modo così provocante che poteva essere solo involontario. Questo gli aveva dato il colpo di grazia.  L’aveva aggredita con tutta l’urgenza di un desiderio impossibile da ignorare.

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